Madre di tre figli scomparsa nel torinesi. I familiari: “E’ stata rapita”

Pubblicato il 3 Novembre 2010 21:48 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2010 23:10

Non tralasciano alcuna pista gli investigatori che indagano sulla scomparsa, avvenuta lo scorso 18 febbraio, di Marina Patriti, la casalinga di 44 anni di Bruino (Torino) di cui si erano perse le tracce dopo che aveva accompagnato la più giovane dei suoi tre figli all’asilo.

In campo resta l’ipotesi dell’allontanamento volontario, che apparentemente poteva apparire quella più scontata, ma ormai non si escludono il sequestro, il suicidio e l’omicidio.

I familiari della donna sono certi che non si possa trattare di un comportamento spontaneo. ”Posso avere quasi la certezza che non si sia allontanata di sua spontanea volontà – dice il fratello Giovanni – ma non al 100% perché non abbiamo abbastanza elementi. Marina non avrebbe avuto motivo di andarsene: stava bene e non le mancava nulla. A volte con la fantasia si corre più in fretta che con la realtà, ma secondo noi è stata rapita”.

Anche il marito Giacomo Bellorio, con cui in passato aveva vissuto momenti di crisi coniugale, conferma che nella coppia era tornato il sereno: ”Non avevamo problemi, è stata una sparizione inaspettata. Non avrebbe mai lasciato i figli da soli, per questo non credo che si tratti di una scomparsa volontaria”.

A rendere la vicenda ancora più intricata c’è anche una donazione di 600mila euro circa che il padre fece alla donna poco tempo prima della sparizione: aveva venduto alcuni terreni suddividendo il ricavato tra i tre figli. La somma è tuttora depositata su un conto corrente bancario intestato alla donna sul quale non si sono più registrati movimenti, cosa che sarebbe stata difficile in caso di allontanamento spontaneo. Gli inquirenti stanno cercando di capire se qualcuno possa trarre vantaggio dalla sua scomparsa e incamerare il denaro.

Infine c’è la questione dell’ultimo messaggio arrivato al marito dal telefono della donna il giorno della scomparsa. ”Vai a prendere il bambino a scuola che me ne sono andata”, recitava il testo dell’sms. Ma è proprio quel ‘bambino’ al maschile a non convincere né il coniuge né gli investigatori, visto che all’asilo c’era la figlia più piccola della coppia. ”Un particolare che lei non avrebbe mai sbagliato – sostiene l’uomo – quindi non può essere stata lei a inviare il messaggio”.

La stessa mattina una busta con un biglietto in cui lei ribadiva di volersene andare e con le chiavi della vettura, che poi fu ritrovata in un campo sportivo a Villarbasse, fu consegnata al marito, venditore ambulante di alimentari, che lavorava al mercato di Venaria Reale. ”Anche se la grafia è la sua non può averlo scritto lei”, ribadiscono all’unisono i familiari.

Intanto le indagini procedono a tutto campo e sembrano vicine a una svolta, anche se per ora sia i carabinieri che il procuratore capo di Pinerolo, Giuseppe Amato, mantengono il massimo riserbo.

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