Maestra severa, Cassazione di più: “No abuso correzione, maltrattamenti su bimbi”

di Veronica Nicosia
Pubblicato il 18 Dicembre 2012 10:29 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2012 10:56
aestra severa, Cassazione di più: "No abuso di correzione, maltrattamenti sui bimbi"

aestra severa, Cassazione di più: “No abuso di correzione, maltrattamenti sui bimbi”

ROMA – Schiaffi, pugni, capelli tirati e minacce ai propri alunni. Dalle violenze filmate e registrate a quelle solo dedotte dal comportamento del bimbo, che di voler andare scuola non ne vuol sapere. Non un semplice capriccio, ma la comparsa di quegli incubi notturni, che continuano anche da sveglio a scuola, luogo di formazione dove dovrebbe sentirsi protetto.  Se la maestra è troppo severa, la Cassazione lo è di più. Per la legge, nella maggior parte dei casi, una maestra troppo severa è accusata di “abuso di mezzi di correzione“. O almeno lo era prima della sentenza della Corte di Cassazione depositata il 20 novembre. Se la severità sconfina nella violenza, il reato è ben altro: si tratta di maltrattamenti in danno di minore.

Molti i casi di cronaca che riportano di eccessi di severità nelle aule scolastiche, ma la sentenza 45256 riguarda il caso di una maestra di Pizzo, in Calabria, filmata mentre schiaffeggiava e prendeva a pugni i bimbi della sua classe, una prima elementare. Tra questi una bimba affetta da mutismo selettivo, la cui madre ha denunciato i comportamenti della maestra troppo severa. Condannata dal Tribunale di Catanzaro per maltrattamenti in famiglia (articolo 572 del codice penale) e non per abuso di mezzi di correzione (articolo 571 del codice penale), la maestra aveva fatto ricorso.

La linea dura del Tribunale di Catanzaro nel condannarla per maltrattamenti, applicata generalmente nei casi di violenza su minori in contesti familiari, è stata dunque confermata anche dalla Cassazione, che risponde così al ricorso presentato dalla maestra:

“Il ricorso è manifestamente infondato. L’ordinanza impugnata elenca gli elementi probatori acquisiti nell’indagine, che valuta come “inequivoche emergenze investigative” (denuncia presentata da G. P., mamma di una bambina affetta da mutismo selettivo, risultanze del servizio di videoregistrazione all’interno dei locali scolastici), da cui emerge “l’abitualità e la pluralità delle azioni vessatorie, fisiche e psicologiche poste in essere dalla G. L. nei confronti dei minori alla stessa affidati per ragione di istruzione, con conseguente instaurazione di un rapporto mortificante e terrorizzante per i piccoli alunni”.

In presenza di tali elementi e “avuto riguardo alla frequenza e alla violenza dei gesti” dell’insegnante per come sono stati visionati e apprezzati dai giudici di merito, le contestazioni della ricorrente sulla sussistenza del grave quadro indiziario e sulla qualificazione giuridica dei fatti appaiono all’evidenza uno schermo per coprire un’inammissibile contestazione delle valutazioni di fatto effettuate dai giudici di merito, che hanno dato conto della decisione con motivazione giuridicamente corretta e indenne da vizi logici”.

Il ricorso della “severa” maestra è stato così rigettato e la severità della legge applicata al caso. La condanna per la maestra è stata confermata e la donna, che è agli arresti domiciliari, dovrà pagare le spese processuali e 1000 euro di ammenda.