Maestra taglia capelli a bimbo autistico: condannata a 2 mesi per violenza

di redazione Blitz
Pubblicato il 31 Marzo 2015 0:32 | Ultimo aggiornamento: 31 Marzo 2015 0:32
Maestra taglia capelli a bimbo autistico: condannata a 2 mesi per violenza

Maestra taglia capelli a bimbo autistico: condannata a 2 mesi per violenza

ROMA – Tagliare i capelli a un bimbo autistico, senza “gli accorgimenti più opportuni per non turbare il delicato equilibrio psichico del minore” è reato. Così è stato per una maestra di sostegno, condannata in via definitiva dalla Cassazione per violenza privata a due mesi di reclusione.

La donna, una 55enne lombarda, aveva consigliato alla madre del bambino di tagliargli i capelli per meglio gestirlo e quest’ultima si era impegnata a farlo in un generico altro momento, più opportuno. Ma la maestra ha ben pensato di provvedere lei stessa, costringendo il piccolo

“a subire un inadeguato taglio di capelli, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando dell’handicap con abuso di autorità nella sua qualità di maestra di sostegno”.

In primo grado l’imputata era stata condannata alla pena (sospesa) di quattro mesi di reclusione col beneficio della non menzione, condanna rivista poi al ribasso dalla Corte d’Appello di Milano a due mesi.

“La violenza – spiegano la Cassazione – è consistita nell’approfittamento dello stato di soggezione e di incapacità e nell’aver voluto ignorare l’implicito dissenso della madre del bambino, che aveva concordato sulla necessità del taglio dei capelli del figlio, ma si era riservata di attuare o far attuare tale operazione nel momento propizio e con gli accorgimenti più opportuni”.

Il che equivarrebbe, secondo i supremi giudici, a una negazione del “suo consenso ad eventuali iniziative improprie di chicchessia”. In conclusione la Cassazione afferma che

“nei confronti di un soggetto incapace o anche solo parzialmente capace, ben può verificarsi una situazione di costrizione quando chi la compie, proprio approfittando dello stato di soggezione psicologica della vittima, assuma – di sua iniziativa, senza autorizzazione alcuna e senza rispettare alcun protocollo operativo – iniziative direttamente incidenti nella sfera fisica o psichica del soggetto passivo”.