Mafia a Palermo, 95 arresti: gli affari dei boss tra carne e calcioscommesse

di redazione Blitz
Pubblicato il 23 Giugno 2014 8:46 | Ultimo aggiornamento: 23 Giugno 2014 8:46

poliziaPALERMO – La carne della mafia a rifornire le migliori macellerie di Palermo. La più grande multisala della Sicilia, ancora in costruzione, in mano agli “uomini d’onore”. Le scommesse sulle partite di calcio, per “investire” (o meglio, riciclare) i soldi ottenuti dal traffico di droga e dalle estorsioni agli imprenditori locali. Eccola l’economia mafiosa che emerge grazie all’operazione Apocalisse a Palermo: 95 arresti tra boss e picciotti dei mandamenti mafiosi di Resuttana e San Lorenzo. Tutti accusati di associazione mafiosa, estorsione e altri reati.

I dettagli di questa economia sommersa, economia da milioni di euro, li racconta Repubblica:

Sono 34 le estorsioni accertate, e solo un operatore economico ha denunciato, rifiutandosi di pagare: è il titolare di una società che sta realizzando la più grande multisala della Sicilia, nell’ex fabbrica della Coca Cola di Palermo. Le indagini sono state condotte da un pool di magistrati composto dai sostituti Francesco Del Bene, Amelia Luise, Gaetano Paci. Annamaria Picozzi, Dario Scaletta e dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi. Magistrati e investigatori hanno scoperto che Cosa nostra palermitana ha ormai affinato le sue forme di infiltrazione e ricatto sull’economia legale, imponendo addirittura proprie forniture di carne alle macellerie più in vista del centro. Altri boss si erano lanciati invece in un’azione massiccia di riciclaggio, scommettendo i propri tesori illeciti provenienti dal traffico di droga e dalle estorsioni sulle partite di calcio dei campionati nazionali ed esteri.

Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, hanno consentito di ricostruire il nuovo organigramma dello storico mandamento mafioso alla periferia occidentale della città. Gli investigatori hanno individuato capi e gregari, accertando numerose estorsioni praticate in modo capillare e soffocante da cosa nostra ai danni di imprese edili ed attività commerciali del territorio e riscontrando un diffuso condizionamento illecito dell’economia locale. Nel corso dell’operazione sono stati inoltre sequestrati complessi aziendali per svariati milioni di euro.

A capo del mandamento di Tommaso Natale e Resuttana secondo le indagini c’era lui: Girolamo Biondino, fratello di Salvatore, l’autista di Totò Riina. Era da poco stato scarcerato ed era tornato a comandare il clan. Per cercare di non finire di nuovo in carcere, Biondino faceva vita da pensionato. Girava in autobus e non si faceva vedere in giro con altri uomini d’onore. Secondo gli investigatori era lui a tenere le fila e imporre il pizzo a tappeto nel mandamento.

Gregorio Palazzotto, titolare di una ditta di traslochi, secondo gli investigatori sarebbe il capo della cosca dell’Arenella. Palazzotto si trova in carcere, ma aveva aperto un profilo Facebook da dove insultava i pentiti. “Non ho paura delle manette, ma di chi per aprirle si mette a cantare”. Attraverso la pagina sui social faceva rivendicazioni contro il sovraffollamento delle carceri e chiedeva l’amnistia.