Mafia Capitale: gran repulisti al Campidoglio. Arrestati dalla destra al Pd

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2015 8:18 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2015 11:49
Mafia Capitale: 44 arresti, tra cui Luca Gramazio. Il business su immigrati

Mafia Capitale: 44 arresti, tra cui Luca Gramazio. Il business su immigrati (foto Ansa)

ROMA – Gran repulisti al Campidoglio: arrestati consiglieri comunali di Roma (e anche ex) di destra e sinistra. Arrestati consiglieri e funzionari della Regione Lazio. Facevano business sugli immigrati e sui centri di accoglienza. Con questa accusa sono state arrestate altre 44 persone nell’inchiesta su Mafia Capitale. Tra loro c’è anche Luca Gramazio, prima capogruppo Pdl al Consiglio di Roma Capitale ed in seguito capogruppo Pdl (poi Forza Italia) presso il Consiglio Regionale del Lazio. E poi l’ex presidente del Consiglio comunale di Roma, Mirko Coratti. In manette anche l’ex assessore alla Casa del Campidoglio, Daniele Ozzimo. I Ros hanno posto in arresto anche i consiglieri comunali Giordano Tredicine, Massimo Caprari e l’ex presidente del X Municipio (Ostia), Andrea Tassone. E poi ancora Angelo Scozzafava, ex assessore comunale a Roma alle Politiche Sociali, e anche alti dirigenti della Regione Lazio come Daniele Magrini nella veste di responsabile del dipartimento Politiche Sociali. In manette anche Mario Cola, dipendente del dipartimento Patrimonio del Campidoglio e Franco Figurelli che lavorava presso la segreteria di Mirko Coratti. Infine posto ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini.

Per capire la portata che questa ondata di arresti può avere sulla vita della capitale, basti pensare (per esempio) che Tredicine è rampollo di una delle famiglie più in vista della città, visto che controlla la gran parte dei chioschi e dei venditori ambulanti del centro.

Maria Elena Vincenzi e Giovanna Vitale su Repubblica Roma hanno spiegato chi sono alcuni degli arrestati:

Gli arresti. Una seconda scossa che tocca la destra e la sinistra e che arriva dritta alle istituzioni. Comune, soprattutto, ma anche Regione. In carcere finisce Luca Gramazio, ex consigliere capogruppo Pdl in consiglio comunale e poi in Regione: il procuratore aggiunto Michele Prestipino e i pm Giuseppe Cascini, Paolo Ielo e Luca Tescaroli lo accusano di avere messo le sue cariche istituzionali al servizio dell’associazione guidata da Massimo Carminati. Di avere elaborato con loro “le strategie di penetrazione nella Pubblica Amministrazione e di essere intervenuto direttamente e indirettamente nei diversi settori della pubblica amministrazione di interesse dell’associazione”. Sarebbe in sostanza ritenuto il collegamento tra il clan e le istituzioni.

Ma non è l’unico. Arrestato anche Mirko Coratti, ex presidente del consiglio comunale in quota Pd, dimessosi a dicembre dopo la prima ondata di arresti. Insieme a lui, dietro alle sbarre finisce anche il suo capo segreteria, Franco Figurelli. Secondo l’accusa, avrebbero ricevuto la promessa di 150mila euro, la somma di 10mila e l’assunzione di una persona segnalata da Coratti in cambio di una serie di piaceri alle cooperative di Salvatore Buzzi. In una intercettazione il patron delle Coop dice: “Me sò comprato Coratti, lui sta con me”.

Dietro alle sbarre pure Daniele Ozzimo, ex assessore alla Casa dem: anche lui aveva lasciato la Giunta dopo essere risultato indagato nell’inchiesta su Mafia Capitale. Per il gip era al servizio di Buzzi. Con lui, è indagata tutta la sua segreteria politica: ai domiciliari Angelo Marinelli e la sua assistente Brigidina Paone. I pm contestano al consigliere Pd, di avere ricevuto da Carminati&Co una costante “erogazione di utilità a contenuto patrimoniale, comprendente anche un’assunzione” per favorire le attività della coop 29 Giugno.

Ancora. Tra gli arrestati anche Angelo Scozzafava, ex capo dipartimento alle Politiche Sociali di Roma. In carcere pure Pierpaolo Pedetti, anche lui eletto eletto consigliere comunale nel 2013 con il Pd, presidente della Commissione Patrimonio. Insieme a lui anche un dipendente del suo dipartimento, Mario Cola. L’accusa nei suoi confronti è di essersi fatto acquistare un appartamento “per il compimento di atti contrari ai suoi doveri di ufficio”, riguardanti in particolare l’emergenza abitativa, business che interessava molto a Buzzi. C’era anche chi preferiva avere uno stipendio fisso dalla banda: è il caso di Giordano Tredicine, consigliere comunale e vicecoordinatore regionale di Forza Italia e rampollo della discussa famiglia di venditori ambulanti che gestiscono, quasi in esclusiva, tutti i camion bar di Roma. Secondo il gip che ha disposto per lui i domiciliari, si era messo al servizio di Buzzi e Carminati, in cambio di “continue erogazioni” di denaro. In un’intercettazione telefonica i due dicono: “Giordano s’è sposato con noi e noi semo felici de stà con lui. E’ un serio e poco chiacchierato nonostante faccia un milione di impicci”.

Carcere, invece, per Massimo Caprari, capogruppo di Centro Democratico, formazione di Bruno Tabacci che nel 2013 riuscì ad eleggere in assemblea capitolina un solo consigliere comunale in alleanza con Ignazio Marino: anche per lui remunerazione costante e l’assunzione di un amico. Indagato anche Andrea Tassone, ex presidente del X Municipio, costretto dal Pd a dimettersi dopo essere finito impigliato nelle maglie della prima ordinanza per rapporti poco chiari con Buzzi: da stamattina è ai domiciliari. Per i pm avrebbe ricevuto 30 mila euro in cambio di una serie di favori a Buzzi e Carminati riguardanti la gestione delle spiagge di Ostia. Tra gli indagati ci sono anche l’ex segretario regionale della Lega Coop, Stefano Venditti, e il direttore del Dipartimento Politiche Sociali della Regione, Guido Magrini, e il sindaco di Castenuovo di Porto, Fabio Stefoni. Infine ai domiciliari il costruttore Daniele Pulcini.

Secondo l’accusa, Gramazio avrebbe partecipato all’associazione mafiosa “in qualità di esponente della parte politica che interagiva, secondo uno schema tripartito, con la componente imprenditoriale e quella propriamente criminale”. In particolare, sfruttando la sua carica politica all’interno del consiglio comunale e, poi, regionale, e “la conseguente capacità di influenza nell’ambiente istituzionale, poneva in essere – sostengono gli inquirenti – condotte strumentali al conseguimento degli scopi del sodalizio” capeggiato da Massimo Carminati. Quello che emerge dall’inchiesta, sottolineano gli investigatori, è dunque “la diffusa attività di condizionamento” attuata dall’associazione mafiosa: tutto ciò grazie alla “rete di rapporti e al ramificato sistema tangentizio intessuti dal gruppo mafioso” con il coinvolgimento di “pubblici amministratori e pubblici ufficiali”.

Gli arresti sono stati eseguiti in Sicilia, Lazio e Abruzzo per associazione per delinquere ed altri reati, quali corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori ed altro. Ventuno gli indagati a piede libero. Sullo sfondo, continua l’Ansa il business legato ai flussi migratori e alla gestione dei campi di accoglienza per migranti. I provvedimenti riguardano gli sviluppi delle indagini condotte dal Ros nei confronti di “Mafia Capitale”, il gruppo mafioso riconducibile a Massimo Carminati, ora in carcere.

Secondo gli investigatori, scrive l’Ansa, gli accertamenti successivi a quella tornata di arresti hanno confermato “l’esistenza di una struttura mafiosa operante nella Capitale, cerniera tra ambiti criminali ed esponenti degli ambienti politici, amministrativi ed imprenditoriali locali”. In particolare le indagini hanno documentato quello che gli inquirenti definiscono un “ramificato sistema corruttivo finalizzato a favorire un cartello d’imprese, non solo riconducibili al sodalizio, interessato alla gestione dei centri di accoglienza e ai consistenti finanziamenti pubblici connessi ai flussi migratori”.

Le indagini del Ros hanno consentito di accertare, dicono gli inquirenti, la “centralità, nelle complessive dinamiche dell’organizzazione mafiosa diretta da Massimo Carminati, di Salvatore Buzzi“, già coinvolto nella prima fase dell’inchiesta e ritenuto “riferimento di una rete di cooperative sociali che si sono assicurate, nel tempo, mediante pratiche corruttive e rapporti collusivi, numerosi appalti e finanziamenti della Regione Lazio, del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate”.

Secondo i carabinieri del Ros, scrive ancora l’Ansa, un “articolato meccanismo corruttivo” faceva capo a Luca Odevaine che, “in qualità di appartenente al Tavolo di Coordinamento Nazionale sull’ accoglienza per i richiedenti e titolari di protezione internazionale, è risultato in grado di ritagliarsi aree di influenza crescenti” in questo specifico settore. Le indagini avrebbero accertato la sua capacità di “garantire consistenti benefici economici ad un ‘cartello d’ imprese’ interessate alla gestione dei centri di accoglienza, determinando l’ esclusione di imprese concorrenti dall’ aggiudicazione dei relativi appalti”.

La seconda fase dell’ inchiesta “Mondo di mezzo”, condotta dai carabinieri del Ros, ha consentito di “acquisire ulteriori elementi – spiegano gli investigatori – riguardo all’ esercizio del metodo mafioso da parte dell’ associazione” capeggiata da Massimo Carminati, così come “confermato anche dalle testimonianze rese da diversi imprenditori vittime”.