Mafia Capitale, affare migranti: “Mineo, gli abbiamo fatto vincere la gara”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Giugno 2015 8:51 | Ultimo aggiornamento: 6 Giugno 2015 8:59
Mafia Capitale, affare migranti: "Mineo, gli abbiamo fatto vincere la gara"

Il sottosegretario indagato Giuseppe Castiglione

ROMA – Una cucina che riesca a preparare 2000 pasti al giorno per i migranti che arrivano in Sicilia. A 30 chilometri dal Cara, il centro di accoglienza, di Mineo. Eccole le condizioni per vincere l’appalto, anche se una cucina per il Cara (che di pasti ne sforna 4mila al giorno) c’è già.

E sono le condizioni che nel luglio 2011 avrebbe dettato Luca Odevaine, secondo le carte dell’inchiesta Mafia Capitale che giovedì ha portato una nuova ondata di arresti e indagati.

L’affare dei migranti: accoglierli e sfamarli è un costo, ma solo per il contribuente a quanto pare. Secondo l’accusa infatti il meccanismo collaudato vede cooperative vicine ai politici che vincono appalti su misura, e tra cooperative e politici un giro di mazzette. La vicenda dell’appalto di Mineo la racconta Alezzandra Ziniti per Repubblica:

 «A 30 chilometri deve stà da Mineo… e noi quello l’abbiamo messo praticamente per fargli vincere la gara», dice Luca Odevaine vantandosi di quella trovata che gli aveva consentito di pretendere dai vincitori un raddoppio del suo stipendio-tangente: da 10 a 20 mila euro al mese. Una cucina da duemila pasti entro 30 chilometri dal Cara, una cucina in più, d’emergenza, perché all’interno del residence degli Aranci dove ha sede il più grande centro richiedenti asilo d’Europa, una cucina capace di sfornare 4000 pasti caldi due volte al giorno c’è già. Eccola la «condizione di gara idonea a condizionare la scelta del contraente», come i pm della Procura di Catania definiscono, nell’avviso di garanzia inviato al sottosegretario Giuseppe Castiglione e ad altre cinque persone tra cui Luca Odevaine, consulente del Cara, il “trucco” con il quale il mega-appalto da cento milioni di euro è stato sempre assegnato all’unico concorrente in grado di rispondere a tutti i requisiti richiesti. Un bando che il presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone definisce un “abito su misura”.

Nell’avviso di garanzia c’è il nome del sottosegretario Ncd all’Agricoltura Giuseppe Castiglione. Lui, sempre a Repubblica, si difende così:

I rapporti con Odevaine? Nel luglio 2011, in piena emergenza immigrazione, “chiedo garanzie su di lui al Viminale e le ottengo, anche se non è ascrivibile alla mia parte politica, militavo nel Pdl”. In quell’ estate, spiega Castiglione, “il ministro degli Interni Maroni lancia un appello agli enti locali per accogliere quanti più migranti. Io sono presidente di tutte le Province, oltre che di Catania, e mi mobilito. Maroni fa requisire il villaggio della solidarietà, l’ ex residence degli Aranci a Mineo. Odevaine allora è il direttore della polizia provinciale di Roma al fianco di Zingaretti, è stato capo di gabinetto di Veltroni, persona autorevole e nota in quanto tale”. Il sottosegretario assicura di aver avuto con Odevaine “solo rapporti istituzionali”. “A pranzo credo di esserci pure stato. Ma non certo per parlare di appalti”.

L’ accusa che sia stato favorito un consorzio locale? “Io non ho lavorato di certo per alcun consorzio, né ho fatto mai parte di commissioni di gara. E Odevaine non ha concordato con me un percorso preferenziale per alcun raggruppamento di imprese”. Castiglione esclude di lasciare l’ incarico: “non c’ è motivo perché lo faccia. Non so di cosa mi si accusi se non dai giornali”. Il premier? “Spero di sentirlo”.