Mafia Capitale, cassonetti gialli via da Roma: era truffa…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2015 15:25 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 15:25
Mafia Capitale, cassonetti gialli via da Roma: era truffa...

Mafia Capitale, cassonetti gialli via da Roma: era truffa…

ROMA – I cassonetti gialli per la raccolta degli abiti per i poveri sono stati travolti dalla bufera dell’inchiesta di Mafia Capitale a Roma. I cassonetti infatti valevano un giro d’affari per 2 milioni di euro che era nelle mani della camorra, Salvatore Buzzi e Massimo Carminati. I vestiti infatti non andavano in beneficenza, ma venivano rivenduti dalle coop legate proprio a Buzzi.

Proprio per la truffa emersa durante le indagini, scrive Repubblica, l’Antitrust ha inflitto ad Ama una multa da 100mila euro e ora l’affidamento dei cassonetti è stato revocato e quindi scompariranno, per poi fare la loro comparsa nel 2016 dopo un nuovo bando pubblico:

“«Chi vorrà fare beneficenza non troverà più per strada i tradizionali cassonetti gialli. Sono 1.800 e spariranno entro pochi giorni per decisione dell’Ama, la municipalizzata che nella capitale si occupa di rifiuti. L’azienda, infatti, ha disposto «in autotutela» la sospensione del servizio affidato dal 2008 a due consorzi di imprese, Bastiani e Sol.Co., quest’ultimo presieduto da Mario Monge, arrestato a giugno e ampiamente citato nell’ordinanza su Mafia Capitale, tra l’altro, per il suo «rapporto di piena sottomissione» a Buzzi. Ci sono voluti una multa salata dell’Antitrust (100mila euro) e soprattutto la relazione dei prefetti […] per convincere Ama alla revoca dell’affidamento”.

Proprio nel provvedimento emanato dopo l’inchiesta di Mafia Capitale, scrive Repubblica, è stata inserita la “Ordinanza stracci”:

“Scrive la municipalizzata dei rifiuti: «All’interno si evidenziano condotte non corrette dei due consorzi nella gestione e nella partecipazione alla gara del 2008, nonché l’esistenza di gravi infiltrazioni mafiose che avrebbero interessato anche direttamente talune delle cooperative esecutrici del servizio». Tutti, in realtà, passaggi noti. Perché le infiltrazioni della camorra erano emerse già 10 mesi fa.

A inizio gennaio, infatti, un’inchiesta della procura di Roma aveva raccontato come funzionava il sistema: gli indumenti raccolti nei cassonetti gialli venivano, dopo una serie di passaggi, immessi sul mercato senza alcun trattamento (obbligatorio) per igienizzarli. «In realtà — si legge nella relazione dei prefetti che cita le ordinanze dei magistrati — tali fasi sono completamente omesse, con un totale abbattimento dei costi che, in un regime fiscale privilegiato, trasforma in mero profitto i rifiuti acquisiti gratuitamente per essere posti in commercio in condizione di tossicità»”.