Il boss Graviano intercettato: “Vogliono che incastri Berlusconi”

Pubblicato il 6 Luglio 2012 14:21 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2012 16:43

Silvio Berlusconi (Lapresse)

ROMA – “Vogliono che incastri Berlusconi”. In un’intercettazione, riportata in esclusiva da L’Espresso, il boss Giuseppe Graviano racconta: “Mi hanno fatto tutti questi soprusi perché vogliono che accuso…, che dico che Berlusconi è amico mio, che Berlusconi è quello che ha fatto fare le stragi, che il 20 per cento di quello che ha Berlusconi è mio, cioè una parte del Milan, Mondadori, Mediaset”. Parole che vanno prese con le pinze ovviamente, registrate nella sala colloqui del carcere (penitenziario di Opera), mentre il boss, siamo nell’anno 2010, parla con il figlio.

Non solo. Sempre secondo L’Espresso, Graviano dice anche che l’obiettivo di Cosa nostra durante le trattative con lo Stato non era il “carcere duro”, cioè il regime speciale, il 41 bis, l’isolamento e l’impossibilità di dirigere le cosche dall’interno di una cella. Erano le “carceri dure”, cioè l’Asinara e Pianosa, i due penitenziari che agli inizia degli anni Novanta ospitavano la maggior parte degli affiliati alla mafia, boss e gregari, colletti bianchi e killer.

E l’Asinara e Pianosa, come la mafia voleva, furono realmente chiuse. Non nel 1993 ma qualche anno più tardi, nel 1998. All’epoca presidente del Consiglio era Romano Prodi. Ministro dell’Interno: Giorgio Napolitano. Ministro di Grazia e Giustizia: Giovanni Maria Flick.