Mafia, ex concorrente del Grande Fratello arrestato nel maxi blitz. Accusa: prestanome

di redazione Blitz
Pubblicato il 12 Maggio 2020 9:30 | Ultimo aggiornamento: 12 Maggio 2020 10:22
Mafia, blitz da Palermo a Milano: arrestati 91 boss. Così Cosa nostra approfittava della crisi da lockdown

Mafia, blitz da Palermo a Milano: arrestati 91 boss. Così Cosa nostra approfittava della crisi da lockdown (Foto Ansa)

PALERMO  – Maxi blitz anti mafia: 91 arresti tra Sicilia, Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Marche e Campania.

Tra gli indagati anche un ex concorrente del Grande Fratello, che ora è ai domiciliari con l’accusa di essere un prestanome del clan.

A Palermo i finanzieri hanno arrestato 91 tra boss, gregari, estortori e prestanomi di due storici clan palermitani.

Il maxiblitz anti mafia, coordinato dalla Dda di Palermo guidata da Francesco Lo Voi, ha colpito i clan dell’Acquasanta e dell’Arenella.

In manette sono finiti esponenti delle famiglie palermitane dei Ferrante e dei Fontana.

Le accuse contestate sono a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, ricettazione, riciclaggio, traffico di droga, frode sportiva e truffa.  

L’inchiesta, che disarticola due “famiglie” di spicco di Cosa nostra palermitana, ha svelato gli interessi dei clan negli appalti e nelle commesse sui lavori eseguiti ai Cantieri navali di Palermo, nelle attività del mercato ortofrutticolo, nella gestione delle scommesse online e delle slot-machine, oltre che in quella “storica” del traffico di droga e nelle corse dei cavalli.

Lunghissima la lista delle attività commerciali sottoposte al racket del pizzo.

Sequestrati anche beni del valore di circa 15 milioni di euro.

Secondo le indagini, le attività ferme per il lockdown, la drammatica crisi economica, le imprese sull’orlo della chiusura hanno portato Cosa nostra a sfruttare l’emergenza: è questa la fotografia della realtà economica palermitana messa nero su bianco nell’inchiesta della Dda di Palermo.

La mafia prova sfruttare la crisi da lockdown

“Le misure di distanziamento sociale e il lockdown su tutto il territorio nazionale, imposti dai provvedimenti governativi per il contenimento dell’epidemia, hanno portato alla totale interruzione di moltissime attività produttive, destinate, tra qualche tempo, a scontare una modalità di ripresa del lavoro comunque stentata e faticosa, se non altro – scrive il giudice – per le molteplici precauzioni sanitarie da adottare nei luoghi di produzione”.

“Da una parte – continua il giudice – , l’attuale condizione di estremo bisogno persino di cibo di tante persone senza una occupazione stabile, o con un lavoro nell’economia sommersa, può favorire forme di soccorso mafioso prodromiche al reclutamento di nuovi adepti”.

“Dall’altra, il blocco delle attività di tanti esercizi commerciali o di piccole e medie imprese – spiega – ha cagionato una crisi di liquidità difficilmente reversibile per numerose realtà produttive, in relazione alle quali un ‘interessato sostegno’ potrebbe manifestarsi nelle azioni tipiche dell’organizzazione criminale, vale a dire l’usura, il riciclaggio, l’intestazione fittizia di beni, suscettibili di evolversi in forme di estorsione o, comunque, di intera sottrazione di aziende ai danni del titolare originario”.

“Con la crisi di liquidità di cui soffrono imprenditori e commercianti – conclude il giudice – i componenti dell’organizzazione mafiosa potrebbero intervenire dando fondo ai loro capitali illecitamente accumulati per praticare l’usura e per poi rilevare beni e aziende con manovre estorsive, in tal modo ulteriormente alterando la libera concorrenza tra operatori economici sul territorio e indebolendo i meccanismi di protezione dei lavoratori-dipendenti”.

Le mani anche sulle corse dei cavalli

C’è anche la frode sportiva e il riciclaggio di denaro sporco realizzato attraverso l’acquisito di puledri di razza nell’inchiesta della Finanza che ha portato all’arresto di boss e gregari mafiosi dei clan dell’Arenella e dell’Acquasanta di Palermo.

Cosa nostra investe nel settore dell’ippica e avrebbe truccato gare corse in ippodromi di Torino, Villanova d’Albenga, Siracusa, Milano e Modena.

L’inchiesta ha portato anche al sequestro di 12 cavalli. (Fonti: Ansa, Agi)