Mafia nigeriana, sgominato a Cagliari il gruppo criminale Calypso Nest

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 novembre 2018 14:52 | Ultimo aggiornamento: 21 novembre 2018 14:54
mafia calypso nest

Mafia nigeriana, sgominato a Cagliari il gruppo criminale Calypso Nest

CAGLIARI – Impossibile quantificare ora il giro d’affari, ma il traffico di droga gestito dalla Calypso Nest, l’organizzazione mafiosa nigeriana con base in Sardegna affiliata a quella internazionale Supreme Eye Confraternity, ha portato nell’Isola un fiume di cocaina e eroina. Almeno 75 i chili sequestrati dalla Polizia di Cagliari indagando sul clan sgominato oggi, 21 novembre.

Cinque le persone arrestate, compreso il capo delle spedizioni, Kenneth Chiejene Lazarus, 48 anni di Maracalagonis, nel cagliaritano.

La droga veniva acquistata in Mozambico e in Olanda, quindi trasportata in Sardegna grazie a corrieri-ovulatori. Il clan sardo lavorava in stretta collaborazioni con gli affiliati in Campania ma anche in Lombardia, a Como. 

“Il gruppo sgominato è una vera cupola mafiosa con affiliazioni e punizioni corporali per chi non rispetta le regole. Aveva un enorme potere di intimidazione nei confronti degli altri nigeriani” ha spiegato il questore di Cagliari Pierluigi D’Angelo.

I nigeriani sono stati a lungo pedinati e intercettati. È stato così individuato il luogo in cui il clan riuniva, un capannone a Selargius, vicino a Cagliari: qui avvenivano gli incontri tra i vertici dell’organizzazione per pianificare il traffico di droga e anche lo sfruttamento della prostituzione, poi i capi fissavano dei veri e propri ‘general meeting’ con la partecipazione di tutti gli affiliati per assegnare i compiti e impartire le direttive.

Dalla droga alla prostituzione, il business della mafia nigeriana in Italia

Il tratto distintivo dei gruppi criminali nigeriani è la forte componente esoterica, a sfondo voodoo o ju-ju, che influisce in modo sostanziale sul reclutamento e sull’operato dei partecipanti. Data l’alta valenza suggestiva anche le vittime restano indissolubilmente legate alle organizzazioni. I rituali, praticati con unghie, capelli e sangue delle vittime, inducono a perdere il senso della propria individualità nella convinzione di essere oramai diventati “proprietà” di altri.

I clan controllano l’intera filiera connessa allo sfruttamento, che inizia con il reclutamento delle donne, molte delle quali minorenni. Le vittime continuano ad essere esposte a violenze, minacce e pressioni psicologiche, quasi sempre estese anche ai familiari in patria, fino almeno al saldo del “debito” contratto per il viaggio in Italia. 

Il business principale della mafia nigeriana rimane comunque la droga. Grazie ad una struttura reticolare distribuita in tutto il mondo riescono a garantirsi l’acquisto all’origine di sostanze stupefacenti e a gestirne il trasferimento direttamente dai Paesi di produzione. I narcotrafficanti sfruttano, di fatto, i tradizionali canali già utilizzati per il contrabbando di armi, avorio e pietre preziose: Il trasporto viene affidato soprattutto a corrieri, anche di altre nazionalità, con una notevole capacità’ di diversificare le rotte di ingresso.