Mafia, pentito Brusca: “Abbattere torre Pisa e siringhe infette in spiaggia”

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Gennaio 2015 16:14 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2015 16:16
Mafia, pentito Brusca: "Abbattere torre Pisa e siringhe infette in spiaggia"

Giovanni Brusca

MILANO –  Far saltare la torre di Pisa e contaminare le spiagge di Rimini con siringhe infettate dal virus dell’Aids. Questi i piani di Cosa Nostra dopo la strage di Capaci, secondo il racconto del pentito Giovanni Brusca, che negli anni ’90 era reggente del mandamento di San Giuseppe Jato. Ascoltato come teste al processo contro Filippo Marcello Tutino, ritenuto il basista della strage di via Palestro del 27 luglio 1993, Brusca ha parlato di un cambio di strategia da parte della mafia, colpendo non più le istituzioni ma il patrimonio artistico italiano. Nuovi target, dunque, come le bombe piazzate in via dei Georgofili a Firenze, vicino alla Galleria degli Uffizi, e in via Palestro a Milano.

Secondo il collaboratore di giustizia, a suggerire il cambio di obiettivi, sarebbe stato l’ex estremista di destra Paolo Bellini. “Sospettavamo che Bellini facesse parte dei servizi segreti, abbiamo scoperto che aveva contatti con i carabinieri”, ha spiegato Brusca rispondendo alle domande del difensore di Tutino, l’avvocato Flavio Sinatra.

Dopo l’arresto del boss Totò Riina nel 1993, la strategia stragista venne “portata avanti da Leoluca Bagarella”. L’obiettivo degli attentati, secondo Brusca, era quello di “ottenere i benefici contenuti nel cosiddetto papello (il documento che prova la presunta trattativa tra Stato e mafia) e fermare i maltrattamenti nelle carceri di Pianosa e dell’Asinara” nei confronti degli affiliati di Cosa Nostra.

Altri collaboratori di giustizia ascoltati al processo avrebbero confermato i sospetti su Bellini, come Gioacchino La Barbera:

“Bellini diceva di avere contatti con un generale dei carabinieri, che in cambio dell’aiuto per recuperare alcune opere d’arte rubate in Sicilia, avrebbe potuto fare dei favori ai detenuti”. Per avere “maggior potere di trattativa con lo Stato”, Bellini avrebbe quindi “suggerito di dare un segnale” attraverso attentati a musei e chiese.

L’udienza è stata rinviata al prossimo 24 febbraio, quando verranno ascoltati gli ultimi testi, tra cui lo stesso Bellini. Il 24 marzo è prevista invece la requisitoria del pm milanese Paolo Storari.