Mafia, Raffaele Lombardo condannato a 6 anni e 8 mesi per concorso esterno

di redazione Blitz
Pubblicato il 19 febbraio 2014 18:27 | Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2014 20:27
Raffaele Lombardo condannato per concorso esterno in associazione mafiosa

Raffaele Lombardo condannato per concorso esterno in associazione mafiosa

CATANIA – Raffaele Lombardo, ex governatore della Regione Sicilia, è stato condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Assolto invece per il reato di voto di scambio. Il gup di Catania Marina Rizza ha anche rinviato a giudizio suo fratello Angelo Lombardo, ex deputato nazionale del Mpa, per i medesimi reati di concorso esterno e voto di scambio, fissando la prima udienza del processo per il prossimo 4 giugno.

Il giudice ha inoltre disposto un anno di libertà vigilata per l’ex governatore. In aula al momento della lettura della sentenza, oltre all’ex presidente imputato era presente anche il capo della procura di Catania Giovanni Salvi. Schierato sui banchi della difesa il collegio difensivo con l’avvocato Guido Ziccone.

Il processo con rito abbreviato condizionato, è iniziato il 30 ottobre 2012. L’inchiesta sui due fratelli Lombardo è nata da uno stralcio dell’indagine Iblis dei carabinieri del Ros di Catania su presunti rapporti tra Cosa nostra, politica e imprenditori. L’ex governatore della Sicilia si è sempre professato innocente ma l’accusa aveva chiesto per lui 10 anni di carcere.

Per il giudice sarebbero quindi provati 10 anni di contatti con il clan Santapaola-Ercolano, ma non quelli con il clan Cappello, reato dal quale Lombardo è assolto. E’ la prima volta che per un presidente della Regione Siciliana è emessa una sentenza di condanna per concorso esterno all’associazione mafiosa.

Quando l’inchiesta Iblis dei carabinieri del Ros viene a galla, nel novembre del 2010, Lombardo è un politico in ascesa, da possibile ministro del governo Berlusconi passa alla guida della Regione e con il suo Mpa è corteggiato dal centrodestra, col quale vince le elezioni nel 2008, e dal centrosinistra, col quale fa un accordo e vara una giunta tecnica appoggiata dal Pd ricevendo l’accusa di ribaltonista dai suoi ex alleati.

Forte di consensi popolari, che per i suoi detrattori sarebbero frutto di clientele, Lombardo ottiene voti in crescendo. Per la Procura di Catania in parte arrivano anche da Cosa nostra.

Lombardo commenta la sentenza con laconico “me l’aspettavo”. “E’ l’epilogo naturale – sostiene – del primo grado di giudizio, ma io sono sereno. Il giudice, oltre che onesta, per bene, imparziale, indipendente, non poteva avere un coraggio sovrumano da schierarsi con una sentenza di assoluzione”. L’ex governatore riconosce ai suoi legali di avere “condotto una battaglia veramente straordinaria dal punto di vista professionale” e si richiama a “Sciascia, conoscendo il contesto”. “Man mano che la tensione si attenuerà – ritiene Lombardo – nei passaggi successivi affermeremo la verità anche perché i reati che mi vengono contestati sono assurdi e ridicoli”.

Nell’inchiesta Iblis era entrato anche il fratello dell’ex governatore, Angelo Lombardo, deputato nazionale del Mpa, che ha seguito l’iter giudiziario tradizionale e per il quale il Gup ha disposto il rinvio a giudizio per gli stessi reati. La prima udienza del processo sarà celebrata il prossimo 4 giugno davanti alla prima sezione penale del Tribunale di Catania. Il suo legale, Piero Granata è certo di “potere dimostrare la sua innocenza in aula”. Dove Angelo Lombardo cercherà di continuare a separare, oltre che politicamente anche giuridicamente, il suo cammino da quello del fratello.