Lombardia, la mafia è “imprenditoriale”: affari e illeciti, arresti e sequestri

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 settembre 2013 8:39 | Ultimo aggiornamento: 24 settembre 2013 9:57
Mafia. Sequestrati oltre 700mln €, arrestati Cinzia Mangano e Enrico Di Grusa

L’identikit di Matteo Messina Denaro (Foto LaPresse)

MILANO – Una “mafia imprenditoriale” quella della Lombardia, che alterna affari leciti e illeciti per fatturare ingenti somme di denaro a nero dal 2007.  Un cospicuo flusso di denaro che serviva per mantenere i latitanti, ma che veniva anche investito in nuove attività imprenditoriali, infiltrando ulteriormente l’economia lombarda. Queste le osservazioni della Dda di Milano, che la mattina del 24 settembre ha dato il via a perquisizioni e arresti nella provincia di Milano.

Un duro colpo a Cosa Nostra arriva anche in Sicilia, dove il Tribunale di Trapani ha ordinato il sequestro di oltre 700 milioni di euro in beni mobili e immobili di Giuseppe Grigoli, 64 anni, imprenditore di Castelvetrano e uomo di fiducia e prestanome del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Tra gli arresti eseguiti in Sicilia anche Enrico Di Grusa e Cinza Mangano, genero e figlia di Vittorio Mangano, ritenuto un uomo di fiducia di Messina Denaro, ritenuto il nuovo capo di Cosa Nostra.

“MAFIA IMPRENDITORIALE” – In Lombardia siamo di fronte a una “mafia imprenditoriale“, che cerca di fare affari, e non solo illeciti. Le indagini della Polizia di Stato hanno individuato una complessa rete di società cooperative attive nella logistica e nei servizi che mediante false fatturazioni e sfruttamento della manodopera hanno realizzato profitti in nero dal 2007, un fiume di denaro che sarebbe servito a gestire la latitanza di esponenti di Cosa Nostra e di operare nuovi investimenti imprenditoriali in Lombardia.

Decine di perquisizioni sono state eseguite nel Milanese (a Peschiera Borromeo, Bresso, Corsico, San Donato Milanese, Brugherio, Trezzano sul Naviglio), in provincia di Varese, a Monza, a Lodi e a Cremona. Le accuse ipotizzate vanno dall’associazione per delinquere di stampo mafioso e l’estorsione, alle false fatturazioni, il favoreggiamento e l’impiego di manodopera clandestina. I provvedimenti di custodia cautelare sono stati emessi dal gip del Tribunale di Milano, Stefania Donadeo, su richiesta del sostituto procuratore della Dda Marcello Tatangelo.

Nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Donadeo si legge: “L’associazione contestata corrisponde alla mafia imprenditoriale, cioè a un’associazione che si avvale della forza dalla storia e dalla fama della realtà criminale a cui appartiene … non per realizzare in via esclusiva evidenti azioni illegali bensì per entrare nel tessuto economico della zona d’appartenenza e trarne un beneficio economico”.

IL SEQUESTRO – Il provvedimento definitivo di confisca del patrimonio emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani riguarda 12 società, 220 fabbricati tra palazzine e ville, e 133 appezzamenti di terreno per un totale di 60 ettari. Un “tesoro” che, secondo gli investigatori, sarebbe frutto di proventi illeciti e di riciclaggio di denaro sporco.

Giuseppe Grigoli, definito il “re dei supermercati” per il suo ruolo di primo piano nel settore della grande distribuzione, è attualmente detenuto, in quanto condannato dalla Corte d’Appello di Palermo a 12 anni di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso, nell’ambito dello stesso procedimento penale, Matteo Messina Denaro è stato condannato a 20 anni di reclusione.

GLI ARRESTI – Secondo le prime informazioni a essere coinvolti nell’operazione antimafia eseguita stamani a Milano figurano anche Cinzia Mangano, figlia di Vittorio, e il genero di lui, Enrico Di Grusa. Tra gli arresti, otto, c’è anche Giuseppe Porto, ritenuto il suo uomo di fiducia a Milano. Vittorio Mangano era uno degli uomini di spicco di Cosa Nostra a Milano e Paolo Borsellino, che indagava su di lui, pensava fosse una sorta di ‘chiave’ del riciclaggio di denaro sporco in Lombardia.