Trattativa tra mafia e Stato: pm interrogano l’ex ministro Giovanni Conso

Pubblicato il 25 Novembre 2010 0:22 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 0:22

I Pm di Palermo che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia hanno interrogato, a Roma, l’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso. L’ex guardasigilli viene sentito dai sostituti procuratori Paolo Guido e Nino Di Matteo su quanto riferito l’11 novembre davanti alla commissione antimafia. Allora Conso parlò della sua decisione di revocare il carcere duro a 140 mafiosi, presa – a suo dire – in assoluta autonomia, per far cessare la strategia stragista di Cosa nostra, a marzo del’93. Parole, quelle dell’ex ministro, che smentivano l’esistenza di qualunque trattativa tra lo Stato e la mafia.

E sempre sul carcere duro, tra gli obiettivi messi da cosa nostra sul tavolo della trattativa, secondo la tesi degli inquirenti, si è incentrato, la scorsa settimana, l’interrogatorio di un altro esponente delle istituzioni di quel periodo: l’ex capo del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Nicolò Amato autore di un documento, datato marzo del ’93, in cui si esortava il Guardasigilli a non rinnovare il 41 bis. Ai Pm Amato ha ribadito che si trattava di sue convinzioni sull’istituto del carcere duro condivise dal Viminale da cui venivano pressioni per eliminare il regime carcerario speciale.

L’interrogatorio di Conso è durato oltre tre ore. Al centro dell’interrogatorio, che è stato secretato, il provvedimento con cui, a marzo del ’93, Conso revocò il carcere duro a 140 boss. Una decisione, ha ribadito l’ex ministro ai magistrati, presa in autonomia e non ricollegabile in alcun modo alla trattativa. Come aveva già spiegato alla commissione Antimafia, Conso ha sostenuto di aver cercato, con la revoca del 41 bis, di far cessare la strategia di sangue di Cosa nostra culminata, nel 93, con le stragi nel continente.

Intanto, secondo indiscrezioni che però non hanno trovato conferme, potrebbero essere ascoltati gli ex presidenti della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e Carlo Azeglio Ciampi.