Porto Empedocle (Agrigento): soldi ai boss per far votare il figlio, interrogatorio per Gioacchino Cimino

Pubblicato il 3 Novembre 2010 15:44 | Ultimo aggiornamento: 3 Novembre 2010 15:47

Sarà  interrogato l’8 novembre dal pm della direzione distrettuale antimafia di Palermo Fernando Asaro, Gioacchino Cimino, padre di Michele Cimino, ex vice presidente dell’Ars attualmente deputato regionale del Pdl.

Nei giorni scorsi i magistrati gli hanno notificato un avviso di garanzia con l’accusa di voto di scambio. Cimino, noto commerciante di abbigliamenti di Porto Empedocle, è accusato di avere comprato, in occasione delle elezioni regionali del ’96 e del 2001, i voti perché il figlio fosse eletto dalle cosche agrigentine.

Nell’indagine è coinvolto anche il deputato regionale, inquisito per concorso in associazione mafiosa, perché secondo alcuni collaboratori di giustizia sempre in cambio di denaro avrebbe favorito imprenditori legati alle cosche nell’assegnazione di appalti pubblici.

A parlare ai pm della compravendita dei voti da parte del padre del parlamentare sono gli ex capimafia, ora collaboratori di giustizia, Maurizio Di Gati, Pasquale Salemi e Alfonso Falsone. Secondo i pentiti a ciascuna cosca, coinvolta nel commercio dei voti, nel ’96, sarebbero andati circa 10 milioni di vecchie lire.

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