Maggio: cominciano 12 mesi in mascherina. Vaccino? Scienziato dice: è pronto? Aggiungere un anno

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 Maggio 2020 9:21 | Ultimo aggiornamento: 3 Maggio 2020 9:21
Maggio: cominciano 12 mesi in mascherina. Vaccino? Scienziato dice: è pronto? Aggiungere un anno

Maggio: cominciano 12 mesi in mascherina. Vaccino? Scienziato dice: è pronto? Aggiungere un anno (Foto Ansa)

ROMA -Maggio, 4 di maggio, lunedì, domani: cominciano 12/18 mesi di vita in mascherina.

Un anno, un anno e mezzo: tanto durerà la pandemia, l’epidemia su scala planetaria di coronavirus.

Prima che il contagio faccia il giro dei continenti e dei popoli, prima che lo spegnersi o quasi dell’epidemia in una porzione di mondo smetta di vedere in contemporanea l’accendersi del contagio in altra parte di mondo, prima che l’asincronia del contagio si appiani e smetta di produrre ondate…un anno, un anno e mezzo.

Non è una scommessa o una cifra buttata lì quella di 12/18 mesi perché cronavirus si pieghi e si adatti a vivere con noi umani e non viceversa. Un anno, un anno e mezzo è la risultante del tempo che occorre ad una combinazione tra rilevanti fenomeni di immunità cosiddetta di gregge e attesa/arrivo del vaccino.

In questi 12/18 mesi si sperimenteranno e si affineranno utilizzi mirati di farmaci già esistenti (anche se non erano anti coronavirus) e probabilmente altri farmaci verranno.

Ridurranno la mortalità da coronavirus, renderanno più numerose e meno faticose le guarigioni.

In questi 12/18 mesi gli ospedali saranno sempre più preparati, le Terapie Intensive saranno pronte e sufficientemente numerose.

Ma in questi 12/18 mesi ci saranno ancora e ancora malati e malati e ricoverati e morti da coronavirus.

Quanti malati, quanti ricoverati, quanti morti? Dipende da come sapremo e vorremo vivere i 12/18 mesi in e sotto mascherina.

Dipende da quanto capiremo e vorremo limitare le occasioni di contagio.

Dipende non dalle regole che detta il governo o dettano Regioni e sindaci. Dipende dalle regole di vita che ci daremo individualmente e collettivamente, saranno queste le regole vere del gioco.

Un’autorità detta obbligo della mascherina? Se poi tutti la indossano ma molti quando parlano la abbassano, la regola che vige di fatto è quella del facciamo finta di proteggerci.

Un’autorità detta divieto di far feste in casa, oggi e anche domani? Ma chi controlla in casa? La regola vera ce la diamo noi.

Le regole realmente in vigore sono quelle che ci daremo da soli. Tutti dicono che fin qui siamo stati bravissimi nel rispettare i comportamenti anti contagio. Semplicemente, non è vero.

Se rispettare le regole anti contagio è affiggere avviso all’ingresso di ogni negozio per dire: uno alla volta, allora regole rispettate al cento per cento. Se rispettare regola è invece davvero entrare uno alla volta, allora la percentuale di regola rispettata scende vertiginosamente.

E così per ogni altra interazione umana in tempi di coronavirus: rispettiamo le regole concedendoci eccezioni. Eccezioni più o meno quotidiane.

Maggio, 4 di maggio: sommare alle già praticate eccezioni quotidiane la gran voglia di far come prima, sommare il bisogno di lavorare e fare un po’ di soldi, sommare il tutto, frullare con incoscienza e ignoranza,  condimento di populismo anti autorità ed ecco  non ottimistica previsione sull’inizio dell’anno nostro in e sotto mascherina.

Si è già visto, in piccolo formato: se si riempie un bus di gente, nessuno ne fa scendere un po’, nessuno ci riesce, la gente non scende.

Si è già visto: la gente alle processioni ci va, va a fare folla e corteo.

Si è già visto praticamente in ogni giorno di questi due mesi: la gente fatica a mantenere sempre la distanza tra sé e l’altro, se ne dimentica, si distrae. E aggira, eccome se aggira, le limitazioni di movimento se queste riguardano e toccano occasioni e affari di famiglia.

Maggio, 4 di maggio, la gente, la pubblica opinione comincia il suo anno, anno e mezzo in mascherina pensando sia iniziata la fine della pandemia. Invece è appena finito (forse) l’inizio della pandemia.

Ci attende una vita, un pezzo di vita, un lungo pezzo di vita in mascherina. Con una devastazione economico-sociale lunga almeno tre anni.

Vaccino? Arriverà. Con tutta probabilità (non certezza assoluta) arriverà. Quando?

Quando uno scienziato dice arriverà a gennaio 2021 vuol dire e dice che a quella data (se quella dovesse essere) sarà pronto, testato, sicuro e valido il prodotto, il preparato. 

Poi a qualunque data uno scienziato dovesse fissare la nascita del vaccino occorre aggiungere i tempi della produzione e distribuzione in massa del vaccino stesso.

Un’impresa logistica mai sperimentata dall’umanità. Fabbricare dosi di vaccino in miliardi di dosi richiede materiali, macchine e filiere produttive oggi presenti sul pianeta in misura minima e insufficiente. Bisognerà inventarsi e mettere in piedi le fabbriche del vaccino. E poi spedirlo e somministrarlo a miliardi di umani.

Dalla data di nascita del vaccino che funziona fino al giorno in cui andremo a prendere in ambulatorio o farmacia quel vaccino per usarlo per noi, un anno di tempo.

Un anno da aggiungere al giorno di nascita del vaccino fino a che il vaccino non arrivi davvero nel nostro corpo ed organismo.