Magistratura/ Luigi Apicella lascia la toga. Il giudice campano scrive al presidente Giorgio Napolitano

Pubblicato il 27 Luglio 2009 20:09 | Ultimo aggiornamento: 27 Luglio 2009 20:35

Secondo un’indiscrezione dell’agenzia AdnKronos il magistrato Luigi Apicella lascia la toga e rinuncia alla sua carriera. «Sereno per aver sempre compiuto il mio dovere, nonostante le difficoltà incontrate» e «orgoglioso per aver ispirato e assicurato nei cittadini la fiducia nella giustizia», ma «deluso dal silenzio dell’Anm e delle istituzioni su fatti allarmanti e dal trattamento ricevuto dopo essermi impegnato per accertare tali fatti», esprimo la «mia profonda amarezza lasciando la magistratura».

Con una lettera inviata il 18 luglio scorso al capo dello Stato e presidente del Csm, Giorgio Napolitano e al Guardasigilli, Angelino Alfano, l’ex procuratore di Salerno, coinvolto nella bufera di Catanzaro e la guerra tra procure sulle indagini dell’ex pm Luigi De Magistris, si è dimesso.

Secondo quanto riportato dall’Adn “il magistrato campano non vuole alimentare nuove polemiche, ma si dice meravigliato dal comportamento dell’Associazione nazionale dei magistrati, delle istituzioni, della politica e dei media su alcuni aspetti della vicenda”.

«Non è questa la sede per discutere dei provvedimenti assunti dai miei colleghi di ufficio e da me -scrive nella missiva- nè per dolermi delle decisioni assunte nei nostri confronti, dei quali ciascuno rende conto innanzitutto alla propria coscienza umana e professionale, ma che comunque forniscono un quadro dell’attuale giustizia in Italia». «Tuttavia -avverte l’ex procuratore- non posso non rilevare come non ci sia stato alcun allarme da parte dei magistrati dell’Anm, delle Istituzioni, del giornalismo, della politica, nè all’epoca dell’esecuzione dei sequestri nè in questi ultimi otto mesi, sui gravissimi fatti, ampiamente ricostruiti, descritti, documentati, riscontrati nelle millequattrocentodiciotto pagine dell”incriminato provvedimento di sequestro, compiuti da magistrati indagati per corruzione in atti giudiziari e falso che avevano, tra l’altro, tolto con procedure illegittime al magistrato inquirente la trattazione di due gravissimi procedimenti penali»