Mala guida: pensavo fosse un paletto…avevo vista annebbiata…Bugie da smartphone?

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 Dicembre 2019 10:18 | Ultimo aggiornamento: 12 Dicembre 2019 10:18
Coccaglio. Mala guida: pensavo fosse un paletto...avevo vista annebbiata...Bugie da smartphone?

Nella foto Ansa, il passeggino travolto a Coccaglio

ROMA – Mala guida. Mala guida come mala sanità, come mala politica, come mala gente. C’è qualcosa, qualcosa che ci accompagna in ogni momento della giornata, che trasforma alla guida di un’auto o di una moto o di un bus o di un qualunque mezzo di trasporto la brava gente in mala gente. Quel qualcosa è lo smartphone. O meglio l’uso compulsivo e al tempo stesso incivile che la gran parte di noi (se non la totalità) fa dello smartphone mentre guida.

Compulsivo, perché non si rinuncia, anzi si indulge a leggere e inviare messaggi mentre si è al volante. Frequentissima è la scena dell’autista di un Tir o di un camion o di un bus o tram o mezzo pubblico o privato di grandi dimensioni che usa il gran volante come leggio per il suo smartphone. Se qualcuno glielo facesse notare, obietterebbe che è per lavoro e anche perché sta lì al volante tante ore, sarà pure suo diritto parlare ogni tanto con famiglia e amici…

Già, la gente considera un diritto acquisito usare come gli pare e gli viene lo smartphone mentre guida. Si è detto degli autisti per mestiere.  Guardare negli abitacoli dei conducenti non professionali, insomma guardare nella macchina altrui, e vedere che la musica è la stessa. Ai semafori non si scatta più al verde, non si aspetta il verde per partire, si aspetta di rialzare la testa dopo averla abbassata, sempre, sempre e sempre sullo schermo dello smartphone utilizzando (qualcuno dirà ottimizzando il tempo del semaforo). In autostrada si ondeggia perché un occhio, anzi due, stanno controllando la chat. Nel traffico ci si scambia con frenesia e completezza le rispettive vite elettroniche. Non si smette agli incroci. E se chat chiama, allora si obbedisce al dovere di leggere e scrivere in risposta.

Uso compulsivo e incivile, incivile perché obbedisce al dogma: i fatti miei prima e sopra di tutto. Ma non è questione di educazione, sia pur civile. E’ ormai questione di vita e di morte. Letteralmente di vita e di morte. Di uso dello smartphone mentre si guida ormai si muore come di una pestilenza. Il contagio è incontenibile e non contrastato da niente e da nessuno. Guardare lo schermo dello smartphone mentre si guida è come guidare ubriachi o sotto droga. Si percorrono decine e centinaia di metri come ad occhi chiusi, si diventa mala gente che pratica mala guida.

Poi, sempre più spesso, poi dopo aver causato un dramma si ricorre alla patetica e anche sconcia fuga dalle responsabilità. “Credevo fosse un paletto…”. E invece era un bambino nella sua carrozzina che con sua madre attraversava sulle strisce. Si può confondere una mamma, un passeggino e un bambino di due anni con un paletto? Eppure questa sembra essere la dichiarazione, la giustificazione addotta da una ragazza che ha travolto tutti e mandato in fin di vita il bambino. “Avevo la vista annebbiata” pare abbia detto il conducente del filobus che ha saltando il rosso ha causato a Milano la morte di una passeggera. Vista annebbiata dopo accenni, pare, ad un malore. O a un controllo d una notula di servizio che lo avrebbe distratto. E chissà cosa dirà chi ha investito e ucciso sulle strisce il pensionato a Roma. Di pedoni ne muoiono investiti da mezzi a motore due al giorno in media, secondo Polizia Stradale quella che genericamente è definita distrazione alla guida è responsabile degli incidenti (e morti e feriti e invalidi) della strada più della velocità.

L’uso compulsivo, incivile e di fatto criminale dello smartphone mentre si guida è la prima causa degli incidenti stradali. Ma l’uso compulsivo, incivile e criminale dello smartphone mentre si guida non è represso. Represso? Di fatto non è neanche punito. Ci vuole molta sfortuna per beccarsi una multa peraltro di piccola entità. Sanzione adeguata sarebbe il ritiro immediato della patente. Ma non mancano solo gli agenti per rilevare l’infrazione, manca e manaca del tutto il consenso sociale a punire davvero chi guida ubriaco o strafatto di smartphone,

Poi, ad ogni dramma della strada, chi indaga sequestra lo smartphone e va a vedere se proprio in quei momenti, proprio in quel momento fosse acceso e in uso. Poi gli avvocati contesteranno che sì, era acceso ma… E comunque non voleva, stava lavorando, rispondeva alla moglie, cercava la figlia…una brava e normale persona, non roviniamola per la vita. Siam tutti brava gente che, chissà forse una stregoneria, pratichiamo tutti mala guida.