Assenteismo tattico, ti possono licenziare se leghi ponte, malattia e riposo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 settembre 2014 18:01 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2014 11:27
Malattia agganciata al giorno di riposo: assenza tattica, ti possono licenziare

Malattia agganciata al giorno di riposo: assenza tattica, ti possono licenziare

ROMA – L’assenza per malattia comunicata all’ultimo, magari proprio prima di un giorno di riposo o del fine settimana. Assenze “tattiche” per un datore di lavoro che ha così licenziato un suo dipendente. E la Corte di Cassazione gli ha dato ragione. Se l’assenza per malattia è spesso a ridosso di giorni liberi, e si configura quindi come una tattica per avere più tempo libero, e pregiudica il lavoro complessivo, allora può giustificare il licenziamento, anche se il lavoratore si è mantenuto entro i limiti delle assenze tollerate.

La Corte ha respinto il ricorso di un lavoratore che con le sue numerose assenze per malattia, a “macchia di leopardo” e agganciate ai giorni di riposo, aveva fornito “una prestazione lavorativa non sufficiente e proficuamente utilizzabile dall’azienda”.

La Cassazione ha quindi confermato il licenziamento intimato all’uomo da un’azienda di materiale edile della provincia di Chieti. La corte d’appello de l’Aquila aveva, infatti, accertato, ascoltando come testimoni i colleghi, le assenze sistematiche, per “un numero esiguo di giorni”, ma “reiterate”, a “macchia di leopardo” e “costantemente agganciate” ai giorno di riposo. Per le modalità con cui si verificavano, concorda la sezione lavoro della Cassazione (sentenza n.18678), “davano luogo ad una prestazione lavorativa non sufficientemente e proficuamente utilizzabile” per l’azienda.

Nel ricorso il lavoratore contestava che le sue assenze non avessero superato il periodo di comporto, e che pertanto si trattasse di un licenziamento premeditato, senza giusta causa. Dal punto di vista giuridico la Corte ancora invece la decisione a precedenti pronunce su licenziamenti “per scarso rendimento”. La Corte ribadisce sì che “il datore di lavoro non può recedere dal rapporto prima del superamento del limite di tollerabilità dell’assenza”, tuttavia in questo caso le assenze per malattia assumono rilevo per la prestazione lavorativa “inadeguata sotto il profilo produttivo e pregiudizievole per l’organizzazione aziendale”.

Infatti, spiega la Corte, le assenze “comunicate all’ultimo momento determinavano la difficoltà, proprio per i tempi particolarmente ristretti, di trovare un sostituto”, considerando che le assenza si verificavano soprattutto in coincidenza “del fine settimane o del turno di notte”.