Mantova, il focolaio nei macelli della provincia: 70 positivi, 200 in quarantena

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Luglio 2020 11:39 | Ultimo aggiornamento: 8 Luglio 2020 11:39
Provincia di Mantova, il focolaio nei macelli

Macello della provincia di Mantova (Ansa)

Sono settanta i lavoratori positivi e duecento quelli in quarantena nei 5 macelli e salumifici del Mantovano.  Il focolaio al momento più preoccupante in Lombardia. 

Lo riferisce Ats Val Padana. Precisando che in seguito allo screening a tappeto risultano avere contratto il coronavirus  54 lavoratori che vivono in provincia di Mantova.

4 in quella di Cremona e i restanti in Emilia Romagna. Fonti sindacali e sanitarie assicurano tuttavia che “la situazione è sotto controllo”

I lavoratori sono per lo più italiani, indiani, ghanesi e in misura minore dell’est europa.  

Al momento una sola persona risulta ricoverata in condizioni non gravi, mentre la maggior parte non presenta sintomi oppure ne ha di lievi.

Provincia Mantova: attività sospesa in 4 impianti su 5

L’attività è stata sospesa in 4 impianti su 5.

La decisione dopo il Servizio di Sicurezza e Prevenzione negli Ambienti di Lavoro  di ATS ha effettuato dei sopralluoghi per la verifica della corretta applicazione dei protocolli anti Covid-19 e di quelli igienico-sanitari.

Dal controllo di atti e procedimenti non sono emerse irregolarità.

Ma, riferisce sempre Ats, l’amministrazione sanitaria ha deciso lo stop alle attività anche per procedere alla sanificazione.

Focolaio partito dalle cooperative appaltatrici

“L’Ats sta facendo un lavoro certosino e scrupoloso su tutto il territorio viadanese – tranquillizza  Marco Volta della Flai (federazione lavoratori agroindustria) Cgil  -.

E’ importante che vengano fatti i tamponi nelle aziende del settore macellazione perché la lavorazione della carne comporta di avere delle temperature molto più basse rispetto ad altre situazioni produttive dove probabilmente il virus trova una situazione più fertile.

In questo caso, da quello che abbiamo appurato, il focolaio non è partito all’interno, dai lavoratori dipendenti, ma da quelli che sono in appalto attraverso le cooperative che svolgono le ‘seconde lavorazioni’.

Sono stati fatti circa mille tamponi e altri ne saranno eseguiti per evitare che si ripetano casi come in Germania. Nelle strutture ci sono dei comitati Covid e le normative sono rispettate, a quanto ci risulta”.

“La strategia – spiegano fonti di Ats – si esplica su più fronti, a cominciare dall’inchiesta epidemiologica.

Poi identificazione ed isolamento tempestivo dei soggetti positivi. E rintracciamento, isolamento e test con tampone  dei loro contatti stretti.

Questa attività è fondamentale in quanto finalizzata all’identificazione e neutralizzazione di fonti e meccanismi di trasmissione dell’infezione.

Poi si mantiene una stretta collaborazione coi medici competenti per i contesti lavorativi e quelli di famiglia. Terzo punto, è l’estensione “a tappeto” dell’esecuzione di test con tampone nasofaringeo a tutto il contesto lavorativo. Dagli stabilimenti di produzione alle società di servizi e a quello comunitario di riferimento di casi e contatti stretti identificati.

Poi, importante è la verifica sul campo da parte nostra della corretta applicazione delle misure di prevenzione e dei protocolli anti Covid-19.

Infine, il canale di comunicazione tra Ats e sindaci e forze dell’ordine, a supporto dell’azione di controllo sul territorio in merito al rispetto della prescrizione dell’isolamento domiciliare”. (fonte Agi)