Manuel Bortuzzo: “Fra dieci anni mi vedo in piedi. Magari prima”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 giugno 2019 19:41 | Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2019 19:41
Manuel Bortuzzo: "Fra dieci anni mi vedo in piedi. Magari prima"

Manuel Bortuzzo: “Fra dieci anni mi vedo in piedi. Magari prima”

ROMA – “Tra dieci anni mi vedo in piedi. Ma spero di riuscirci anche prima”. Sorride Manuel Bortuzzo, il 19enne nuotatore veneto rimasto paralizzato agli arti inferiori dopo essere stato ferito nella notte tra il 2 e 3 febbraio alla periferia sud di Roma, e ripercorre le ‘fatiche’ della riabilitazione per tornare a camminare. 

“La riabilitazione procede molto bene – evidenzia Bortuzzo, a margine della presentazione del terzo campionato Usip, in programma in Lombardia dal 19 al 26 settembre -, abbiamo in mente un piano di recupero molto serrato ma non sappiamo dove finirà. Non ci sono tempi certi, il cronometro a cui ero abituato non c’è più. Prima mi allenavo mattina e sera, ora faccio riabilitazione mattina e sera. Fortunatamente lo sport mi ha abituato a certe fatiche”.

Bortuzzo si emoziona quando ricorda tutti i messaggi ricevuti in questi mesi: “Mi ha stupito che celebrità e musicisti mi abbiano scritto. Poi Totti, Bebe Vio e tanti altri. L’altro giorno mi ha scritto ancora Gregorio Paltrinieri e mi ha detto che gli manco: evidentemente qualcosa gli ho lasciato nei nostri allenamenti ad Ostia”.

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“In questi mesi non ho avuto tempo di pensare a chi mi ha sparato o di provare qualcosa per loro. Ho avuto davvero tante altre cose da fare, non potevo perdere tempo. In merito alla mia vicenda giudiziaria, l’ho affidata a chi ne sa di più, ci penseranno i miei legali. Io devo pensare solo a me stesso”. 

“Un giorno – aggiunge Bortuzzo, a margine della presentazione del terzo campionato Usip, in programma in Lombardia dal 19 al 26 settembre – farò qualcosa per fare in modo che quello accaduto a me non accada più ad altri, chi mi ha sparato è in carcere ma ce ne sono tanti altri. Il problema resta. Farò una associazione con un nome ‘figo’ per raccogliere fondi per le persone come me ma che sono state meno fortunate di me”. (fonte Ansa)