Marco Biagi, inchiesta dalle carte di Scajola. Ipotesi: omicidio per omissione

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2014 15:16 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2014 19:12
Marco Biagi, inchiesta dalle carte di Scajola. Ipotesi: omicidio per omissione

Marco Biagi, inchiesta dalle carte di Scajola. Ipotesi: omicidio per omissione

BOLOGNA – Riaperto il caso sull’omicidio di Marco Biagi, alla luce delle carte rinvenute nell’archivio segreto dell’ex ministro Claudio Scajola. La Procura di Bologna ha riaperto l’inchiesta archiviata sulle reponsabilità di alcuni funzionari dello Stato in merito alla revoca della scorta al giuslavorista ucciso dalle Br il 19 marzo del 2002. L’ipotesi di reato è omicidio per omissione.

L’appunto sequestrato all’ex ministro, in arresto per il presunto aiuto al latitante Amedeo Matacena riporta la data di pochi giorni precedente a quel tragico 19 marzo 2002, giorno dell’attentato. La missiva, inviata da un collega di Biagi, all’epoca consulente del Governo sulla riforma del Lavoro, esplicitava la preoccupazione per il pericolo imminente di un attentato ai suoi danni e perorava l’assegnazione di una scorta armata, fino a quel momento negata.

L’ omicidio per omissione è una ipotesi di reato più grave dell’omissione semplice, che sarebbe prescritta dopo 7 anni e mezzo (nel 2009), e dunque perseguibile. E’ prevista all’art.40, comma 2 del codice penale: “Non impedire un evento, che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo”. In pratica il procuratore Roberto Alfonso e il sostituto Antonello Gustapane, titolari del fascicolo, ipotizzano che chi sapeva delle minacce a Biagi non fece quello che era in suo potere e dovere per porlo al riparo dai propositi eversivi delle nuove Br.

Secondo la ricostruzione di Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, la lettera smentirebbe la versione di Scajola che ha sempre negato di essere stato informato della minaccia.

Non sono mai stato sentito” da chi al Viminale fece la relazione sulla scorta a Marco Biagi. Ed invece “avrei potuto parlare di queste cose”, spiega quindi in un’intervista all’Ansa l’ex segretario di Claudio Scajola, Luciano Zocchi che conferma quanto disse ai pm un anno fa dopo il ritrovamento a casa sua di documenti su Biagi. “L’allora segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone fu messo al corrente della vicenda della mancata scorta a Marco Biagi, gli parlai come ad un padre spirituale in modo molto sommario, non andai nei dettagli e lui mi disse di agire secondo coscienza”.