Marco Carta dopo le motivazioni del giudice: “Grazie a tutti, soprattutto agli haters”

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 giugno 2019 14:48 | Ultimo aggiornamento: 11 giugno 2019 14:48
Marco Carta dopo le motivazioni del giudice: "Grazie a tutti, soprattutto agli haters"

Marco Carta dopo le motivazioni del giudice: “Grazie a tutti, soprattutto agli haters”

MILANO – “Grazie a tutti, soprattutto agli haters”. Così Marco Carta torna a difendersi dopo le motivazioni dell’ordinanza che non ha convalidato il suo arresto. Per il giudice di Milano, Stefano Caramellino, il fermo del cantante fu “illegittimo”, poiché basato su “elementi di sospetto” del tutto “eterei, inconsistenti”.

Parole che il vincitore di Amici e Sanremo 2019, ha salutato con entusiasmo in un post su Instagram, condividendo un servizio di Studio Aperto che ne dava notizia. “Grazie, a tutti quelli che mi hanno difeso senza bisogno di questo servizio che comincia a fare chiarezza circa la situazione, grazie alla mia famiglia, ma grazie sopratutto a voi haters per avermi fatto capire che sono più forte di quanto pensassi, grazie per avermi reso più resistente. Grazie a voi che con i vostri tag nelle stories mi mandavate antitaccheggi in maniera allusiva, denigratoria e calunniante. Io lo dico sempre. #VivaLaMusica #OneLove. Tutto il resto vale zero”.

Per l’avvocato di Carta, Simone Ciro Giordano, “ad oltre dieci giorni dai fatti, dobbiamo constatare il crescente iato tra la vicenda giudiziaria che impegna il nostro assistito e la narrazione mediatica della stessa”. E’ stato lui a rendere “pubblico, al solo, quantomeno auspicato, fine di far pulizia di interpretazioni del tutto disancorate dalle evidenze, e finanche dalle regole processuali, quando non apertamente diffamatorie, lo stralcio dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Milano”.

5 x 1000

Con la “speranza”, ha aggiunto il legale, “che ciò possa porre fine al ‘giudizio parallelo’ di fatto celebrato dai media e nella rete, con tutto il corredo di storture che immancabilmente lo caratterizzano rispetto all’accertamento processuale vero e proprio”.

Quello di Marco Carta, bloccato il 31 maggio per un furto di magliette alla Rinascente di piazza Duomo a Milano, per il giudice fu un arresto che “non può ritenersi legittimo”, perché basato su “elementi di sospetto” come il racconto di un addetto alla sicurezza del grande magazzino che in realtà non ha mai visto i vestiti che finivano nella borsa dell’amica del cantante, né sentito la “rottura delle placche antitaccheggio”.

Per entrambi, comunque, il processo per furto inizierà il prossimo 20 settembre. Il magistrato, spiegando che la “versione degli imputati non è allo stato scalfita da alcun elemento probatorio contrario” e che gli “operanti che hanno provveduto all’arresto non hanno visto alcunché dell’azione asseritamente furtiva”, parla di “carenza di gravità indiziaria” nei confronti del cantante. Il furto, secondo il giudice, sarebbe stato commesso dall’amica e lui era “semplicemente in sua compagnia”.

Per il giudice “l’unico teste oculare”, ossia il vigilante, “ha descritto un comportamento anteriore” di Carta e dell’amica “che ha giudicato sospetto”, ma “è normale che due acquirenti si guardino spesso attorno all’interno di un esercizio commerciale” e l’ipotesi che “essi stessero controllando se erano seguiti” dai dipendenti “è formulata in modo del tutto ipotetico e vago”.

In più, anche il fatto che si siano recati in un piano diverso per provare le magliette “è compatibile con il proposito di trovare un camerino di prova libero”, dato che “grande era l’affollamento” quella sera. Per il giudice, inoltre, “il fatto che lo sguardo dell’addetto alla vigilanza non sia stato fisso sui due arrestati è riscontrato dal fatto che neanche lui ha affermato di avere visto l’inserimento degli abiti nella borsa”, né ha “precisato in mano a chi fosse la borsa dopo che era stata appoggiata nel camerino”, né ha affermato “di aver sentito alcun rumore compatibile con la rottura delle placche antitaccheggio”.

Carta, conclude il giudice, non aveva “all’uscita” della Rinascente “la borsa contenente i vestiti sottratti”. Ce l’aveva, invece, la sua amica, assieme col cacciavite. Nessuna “circostanza descritta nel verbale d’arresto” costituisce “sufficiente sintomo” del concorso del cantante nel furto. (Fonte: Ansa, Instagram)