Marco Carta assolto per tentato furto di magliette. La Procura non ci sta a e fa appello

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 14 Dicembre 2019 12:51 | Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre 2019 12:51
Marco Carta assolto per tentato furto di magliette alla Rinascente. La Procura di Milano non ci sta a e fa appello

Marco Carta in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Marco Carta è stato assolto dall’accusa di furto ma l’accusa che aveva chiesto la sua condanna non ci sta: la procura di Milano fa Appello. Il cantante era stato accusato di tentato furto di 6 magliette, il 31 maggio, alla Rinascente di Milano: secondo il pm Nicola Rossato, che in 28 pagine smonta la sentenza di fine ottobre, il vincitore di Amici 2008 e Sanremo 2009 va condannato a 8 mesi e 400 euro di multa perché contribuì al furto commesso con un’amica rimuovendo “le placchette antitaccheggio” e nascondendole “nel bagno”.

Per il pm il giudice è stato “molto indulgente” nel credere a Carta, malgrado le dichiarazioni di un “teste oculare”. Il magistrato nel ricorso spiega di aver già dato conto nel primo grado “di quante volte gli imputati hanno mentito” nell’interrogatorio di convalida anche sulla base, poi, della “visione dei filmati di videosorveglianza”. Malgrado ciò, si legge nel ricorso, il giudice ha ritenuto di “dare la prevalenza nella ricostruzione degli eventi al narrato degli arrestati” (Fabiana Muscas si è assunta le responsabilità e per lei è stata decisa la messa alla prova – ndr), “rispetto a quello del teste oculare”.

E ciò anche se “la genuinità delle relative dichiarazioni” dei due “è ovviamente inficiata dal rapporto di amicizia e dalla preoccupazione della Muscas” per “le conseguenze mediatiche della vicenda che potrebbero derivare a Carta”. Questi, spiega ancora il pm, “nega il proprio coinvolgimento, ma non riesce a spiegare quando e in che modo la Muscas avrebbe preso i capi di abbigliamento da lui indossati nel camerino”, ossia le 6 magliette del valore di 1200 euro.

Per la Procura, che punta a smontare nel dettaglio tutti i passaggi delle motivazioni del verdetto, “l’intero percorso motivazionale” del giudice “parte dall’assunto che” il teste oculare, ossia l’addetto alla vigilanza della Rinascente, “non sia credibile e tutti gli elementi probatori a disposizione” sono stati “vagliati secondo tale prospettiva”. Il giudice, infatti, nelle motivazioni, depositate a fine novembre, aveva sostenuto che la prova della colpevolezza del cantante era “insufficiente e contraddittoria”. E che era valida, invece, la ricostruzione alternativa, ovvero che a rubare le t-shirt fu l’infermiera e amica Muscas, che voleva fare un “regalo di compleanno” al 34enne.

Ma secondo la procura, con queste motivazioni il giudice ha cercato solo “di rinvenire elementi che potessero confermare” la propria precedente decisione di non convalidare l’arresto (decisione stigmatizzata dalla Cassazione – ndr) e ha sviscerato “le possibili ricostruzioni fattuali alternative per quanto improbabili o stravaganti”. Come quando il “giudice si sofferma sul calcolo, effettuato mediante una stima, del numero di persone che hanno frequentato” uno dei bagni della Rinascente quel giorno, “dopo Carta” che, per l’accusa, proprio là avrebbe nascosto le placchette antitaccheggio. Tra i vari capitoli del ricorso della Procura, poi, c’è anche quello che verte sull’uso del “termine ‘camerini’ anziché del termine al singolare ‘camerino'” che, “sembra paradossale”, scrive il pm, ma “è uno degli elementi usati dal Giudice per sancire l’inattendibilità del testimone”. (Fonte Ansa).