Marco Carta e il furto alla Rinascente, giudice: “Arresto illegittimo, elementi di sospetto inconsistenti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 giugno 2019 20:14 | Ultimo aggiornamento: 11 giugno 2019 1:54
Marco Carta, giudice: Arresto illegittimo, elementi sospetto inconsistenti

Marco Carta e il furto alla Rinascente, giudice: “Arresto illegittimo, elementi di sospetto inconsistenti”

MILANO – L’arresto del cantante Marco Carta è stato illegittimo. A dirlo è il giudice del tribunale di Milano che non ha convalidato il fermo del cantante, accusato di furto alla Rinascente. Per il giudice “gli elementi di sospetto sono del tutto eterei, inconsistenti e la versione degli imputati non è allo stato scalfita da alcun elemento probatorio contrario”.

Il giudice parla di “carenza di gravità indiziaria” per Carta, difeso dal legale Simone Ciro Giordano, e di un arresto che “non può ritenersi legittimo”. Per il giudice della sesta sezione penale di Milano Stefano Caramellino, che non ha convalidato l’arresto del cantante Marco Carta per furto, “l’unico teste oculare”, ossia il vigilante della Rinascente, “ha descritto un comportamento anteriore” di Carta e della sua amica di 53 anni “che ha giudicato sospetto”, ma “gli elementi di sospetto” sono “inconsistenti”, anche perché “è normale che due acquirenti si guardino spesso attorno all’interno di un esercizio commerciale” e l’ipotesi che “essi stessero controllando se erano seguiti da personale dipendente è formulata in modo del tutto ipotetico e vago”.

In più, anche il fatto che si siano recati in un piano diverso per provare le magliette (sei al prezzo di 1.200 euro) “è compatibile con il proposito di trovare un camerino di prova libero”, dato che “grande era l’affollamento” quella sera del 31 maggio per il ‘Black Friday’. Per il giudice, poi, “il fatto che lo sguardo dell’addetto alla vigilanza non sia stato fisso sui due arrestati è riscontrato dal fatto che neanche lui ha affermato di avere visto l’inserimento degli abiti nella borsa, né egli ha precisato in mano a chi fosse la borsa dopo che era stata appoggiata nel ‘camerino’, né egli ha affermato di aver sentito alcun rumore compatibile con la rottura delle placche antitaccheggio”.

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Per il giudice, quindi, non si può dire che la rottura delle placche sia avvenuta “in tempo successivo al primo inserimento dei vestiti nella borsa dell’imputata”. Carta, conclude il giudice, “non deteneva all’uscita” della Rinascente di piazza Duomo “la borsa contenente i vestiti sottratti”. Ce l’aveva, invece, la sua amica, assieme col cacciavite. Per il giudice “nessuna circostanza descritta nel verbale d’arresto”, eseguito dalla Polizia locale (il pm Nicola Rossato chiese la convalida), “costituiva sufficiente sintomo” del concorso di Carta nel furto. Lo stesso vigilante non ha mai visto i vestiti che finivano nella borsa, né sentito la “rottura delle placche antitaccheggio”. 

Il legale di Carta, l’avvocato Simone Ciro Giordano, spiega che “ad oltre dieci giorni dai fatti, dobbiamo constatare il crescente iato tra la vicenda giudiziaria che impegna il nostro assistito e la narrazione mediatica della stessa” e per questo motivo ha deciso di rendere “pubblico, al solo, quantomeno auspicato, fine di far pulizia di interpretazioni del tutto disancorate dalle evidenze, e finanche dalle regole processuali, quando non apertamente diffamatorie, lo stralcio dell’ordinanza emessa dal Tribunale di Milano”. 

Con la “speranza”, ha aggiunto il legale, “che ciò possa porre fine al ‘giudizio parallelo’ di fatto celebrato dai media e nella rete, con tutto il corredo di storture che immancabilmente lo caratterizzano rispetto all’accertamento processuale vero e proprio”.