Lanzetta, superchirurgo escluso perché troppo bravo. Nonostante il Tar

Pubblicato il 24 Novembre 2011 11:55 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2011 11:55

VARESE – Bocciato perché troppo bravo: sembra questo il motivo che è costato l’esclusione di Marco Lanzetta, superchirurgo ed esperto di trapianti della mano, dalla cattedra in “Malattie dell’apparato locomotore” all’università dell’Insubria.

Lui, sottolinea Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, quella materia la insegnava già alla Bicocca. Nel frattempo, dopo una specializzazione in  chirurgia della mano nel New South Wales e in Quebec e dopo aver diretto, giovanissimo, la Microsearch Foundation di Sydney, nel 1998 aveva partecipato al primo trapianto al mondo id una mano a Lione. Ma tutto questo non è bastato per l’Università dell’Insubria.

Nel 2002, esaminati i candidati alla cattedra, la commissione giudicatrice dichiara «idonei i professori Giorgio Pilato e Paolo Tranquilli Leali e non idoneo il professor Lanzetta”. A quel punto Lanzetta, forte delle sue 190 pubblicazioni, decide di fare ricorso al Tar, che nel 2006 gli dà ragione, “giudicando irragionevole la valutazione negativa della commissione giudicatrice sulla particolare specializzazione del Prof. Lanzetta”.

I due professori Pilato e Tranquilli Leali  ricorrono al Consiglio di Stato, che di nuovo dà torto a loro e ragione a Lanzetta.  A quel punto, però, il rettore rinnova la “procedura di valutazione”, accetta le dimissioni del presidente della commissione, lo sostituisce con un altro e conferma gli altri componenti della “giuria”, che, un anno dopo la sconfitta in appello, nel novembre 2008 torna a dichiarare vincitori i professori Pilato e Tranquilli Leali e a bocciare Lanzetta.

Marco Lanzetta torna a fare ricorso. E il Tar torna a dargli ragione, disponendo “l’annullamento degli atti impugnati”. Nel 2010 torna a fare lo stesso anche il Consiglio di Stato, che ordina all’università “di rinnovare la procedura di valutazione comparativa annullata e di innovare la composizione della Commissione giudicatrice” per “assicurare condizioni oggettive di imparzialità” dato che già due volte la stessa commissione non aveva rispettato ciò che la magistratura aveva stabilito.

Ma l’Università fa nuovamente la selezione,  nuovamente promuove i soliti due e boccia Lanzetta. Alla quinta sentenza il Tar milanese conferma che l’ultima selezione della Insubria “riproduce i medesimi vizi” delle altre annullate, è “in contrasto” con ciò che aveva disposto il giudice e pur eseguendo formalmente quegli ordini “tende in realtà a perseguire l’obiettivo di aggirarli sul piano sostanziale, in modo da pervenire surrettiziamente al medesimo esito già ritenuto illegittimo”. Quindi l’intera procedura “deve essere annullata”.