“Marco Pantani consumava 100 grammi di cocaina alla settimana”: gli inquirenti

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 Agosto 2014 18:05 | Ultimo aggiornamento: 6 Agosto 2014 18:07
"Marco Pantani consumava 100 grammi di cocaina alla settimana": gli inquirenti

Marco Pantani (LaPresse)

ROMA – “Marco Pantani consumava 100 grammi di cocaina alla settimana“: lo dicono gli inquirenti del 2004 a Ilaria Sacchettoni del Corriere della Sera. Lo aveva anche dichiarato Giovanni Greco, il medico del Sert che seguiva Pantani, al processo per la morte del Pirata:

“Poteva consumare anche 100 grammi a settimana – disse il medico al processo – ma era convinto di poter tenere tutto sotto controllo, spacciatori e droga compresa. Credeva di poterla dominare, immaginava di risultare vincente anche sulla cocaina”.

Uno degli investigatori del 2004, anonimo, descrive gli ultimi mesi della vita di Pantani come quelli di un tossicodipendente. Un quadro che giustificherebbe alcune opacità nei rapporti con la stampa di chi allora conduceva le indagini come una forma di discrezione nei confronti del dramma del campione. Dosi massicce di coca, per le quali Pantani era arrivato a prelevare 12 mila euro per pagare il suo pusher.

“Le indagini accertarono che era per pagare la merce consumata in meno di un mese” dice il vecchio investigatore.

Così, con il bisogno di assumere quantitativi sempre maggiori, si spiegherebbe anche l’ingestione della coca (invece di inalarla o fumarla basata come il crack). E la scena vista da chi trovò il cadavere di Pantani si era già verificata una volta:

“La notte del 12 febbraio fu una fotocopia di quanto era avvenuto poche settimane prima, il 27 dicembre 2003, al Touring di Miramare, a Rimini. Nei verbali c’è tutto, anche quello che si finge di non sapere […] Gli elementi vanno inseriti nel contesto. Non si fanno le indagini dal salotto di casa. Un esempio? Oggi il ristoratore che salì a consegnare la cena a Pantani ci dice che non aveva l’aria di chi pensa al suicidio. Dieci anni fa, a verbale, lo descrisse spiritato, vaneggiante, emanante cattivo odore come se avesse trascurato l’igiene personale. Mi chiedo: mentiva allora o oggi?”

La scena dell’hotel Touring a Rimini l’hanno descritta la Gazzetta di Parma e il Corriere Romagna:

Due mesi frenetici, gli ultimi vissuti dal Pirata. Ossessionato dalla ricerca della cocaina. E accanto a lui, oltre alla Korovina, c’è anche Michael Mengozzi, l’uomo a cui nell’estate 2003 i genitori avevano «affidato» il figlio per tenerlo sotto controllo, lontano dalla droga. Allora gestiva una discoteca sulla riviera, e nella sua casa di Predappio Pantani spesso si rifugiava. E’ lui che il 27 dicembre 2003, oltre al medico del Sert Giovanni Greco, arriva nella camera dell’hotel Touring di Rimini: Pantani sta male, e c’è cocaina ovunque […]  La russa che trascorse la notte con lui lo abbandonò ai suoi fantasmi. “E’ fuori di testa”. Quando l’impiegata della segreteria bussò alla stanza, Pantani si barricò, non aprì, pronunciò frasi sconclusionate. Il medico e l’amico accorsero per rimetterlo in sesto, ripulirono la stanza dalla droga, pagarono i danni per le scritte sui muri e sulle lenzuola.

Conclude Sacchettoni:

Il Pirata era in lotta con Marco Pantani. Dire o no ai milioni di fan che il campione era arrivato a consumare 100 grammi di coca a settimana? Non era più conveniente tacere e rincuorare lo sponsor? Se ne discuteva anche in famiglia e non c’era una decisione unanime”.