Marco Vannini, perché in appello ridotta la pena per Antonio Ciontoli: uccise il fidanzato della figlia

Pubblicato il 5 marzo 2019 7:49 | Ultimo aggiornamento: 5 marzo 2019 9:43
Marco Vannini, pena ridotta per Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni

Marco Vannini, pena ridotta per Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni

ROMA – L’uccisione di Marco Vannini fu omicidio colposo e non volontario, secondo la corte d’Assise d’appello di Roma. Nelle motivazioni della sentenza, il perché la condanna è stata ridotta in appello da 14 a 5 anni per Antonio Ciontoli, sottufficiale della Marina militare accusato dell’omicidio colposo di Marco Vannini, il giovane fidanzato della figlia morto in casa sua il 18 maggio 2015 a Ladispoli, vicino a Roma. Confermate le condanne a tre anni ciascuno per il resto della famiglia. 

Si chiude così processo d’appello ad un’intera famiglia, il padre Antonio Ciontoli, la moglie Maria Pezzillo e i figli Martina e Federico.

Secondo la ricostruzione dell’epoca, Marco Vannini si trovava in casa della fidanzata intento a farsi un bagno nella vasca, quando entrò Ciontoli per prendere da una scarpiera un’arma. Fatto sta che partì un colpo che ferì gravemente il ragazzo. Di lì, secondo l’accusa, sarebbe partito un ritardo ‘consapevole’ nei soccorsi; le condizioni di Vannini si sarebbero aggravate, fino a provocarne la morte. 

Una donna che abitava sotto la famiglia Ciontoli e che è stata intervistata dalle Iene, ha detto all’intervistatore, Giulio Golia: 

“Abbiamo sentito un urlo disumano, Marco chiedeva scusa come se avesse fatto qualcosa di sbagliato lui, scusa de che?”.

Altra tetimonianza quella di Tommaso Liuzzi, che abita accanto ai Ciontoli e racconta di una possibile discussione prima dello sparo alle 23.15.:

“Una settimana dopo la signora Ciontoli è venuta a casa nostra, io ho registrato, immagino che volesse sapere cosa avevamo sentito” racconta Tommaso Liuzzi, ascoltato anche dagli inquirenti (e secondo lui vessato dopo la testimonianza)”

Un applauso, grida di protesta, tessere elettorali strappate: hanno reagito così i familiari di Marco Vannini alla sentenza. “È una cosa vergognosa – ha gridato Marina, la madre di Marco – È uno schifo. La giustizia non è uguale per tutti”.

Stessi toni dal sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci: “Uno Stato che consente di uccidere un suo ragazzo senza che di fatto i suoi assassini vengano puniti non è uno Stato di diritto ma è uno Stato in cui la giustizia oramai è morta e le istituzioni non sono più un riferimento credibile per i cittadini”, il commento di Pascucci in una nota. “Spiace dirlo da uomo delle istituzioni ma il caso di Marco ha scosso tutta la nostra comunità, per l’evento truce e infame che ha portato alla morte di questo giovane ragazzo. Da sindaco mi sento di dire che oggi provo un senso di vergogna nell’indossare la fascia tricolore in rappresentanza di uno Stato che non tutela i cittadini e che lascia impuniti gli assassini di Marco. Metterò le bandiere della nostra città a lutto e invito i sindaci di tutta Italia a farlo in rispetto di Marco Vannini e dei tantissimi che come lui hanno perso la vita senza che lo Stato italiano gli riconoscesse giustizia”, conclude il sindaco Pascucci.