Marco Ventura: ieri in piazza picchiava duro, oggi, in cella, fa deboli scuse

di redazione Blitz
Pubblicato il 21 Maggio 2015 17:05 | Ultimo aggiornamento: 21 Maggio 2015 17:12
Marco Ventura: ieri in piazza picchiava duro, oggi, in cella, fa deboli scuse

Marco Ventura: ieri in piazza picchiava duro, oggi, in cella, fa deboli scuse

MILANO – Ieri in piazza picchiava duro, oggi in cella chiede scusa e piange: lui è Marco Ventura, il black bloc arrestato martedì perché accusato di aver preso parte al pestaggio di Antonio D’Urso, il vicequestore  di Quarto Oggiaro assalito alle spalle nel corto del corteo No Expo a Milano, il primo maggio. “Ho agito in modo impulsivo”, ha detto in lacrime Ventura nel corso dell’interrogatorio di garanzia nel carcere di San Vittore. “Sono rammaricato e chiedo scusa al poliziotto”.

D’Urso, 47 anni, fu preso a bastonate, calci e pugni mentre cercava di trattenere una ragazza che lanciava oggetti. In quattro o cinque lo spinsero a terra e cercarono di spaccargli la visiera con una spranga di ferro. Fortuna che le protezioni hanno retto.

Ventura, 28 anni, attivista vicino all’area anarchica milanese, avrebbe quindi ammesso le proprie responsabilità dinanzi al gip Donatella Banci Buonamici

“Ho visto che gli agenti che portavano via una ragazza in modo violento e, a quel punto, ho preso un bastone che si trovava per terra – ha spiegato – Ho dato due colpi e poi sono andato via, non conosco le altre persone che erano presenti sul posto”.

Ventura è stato arrestato all’alba di martedì nella casa occupata in cui abita, in via Bobbio, zona Porta Genova. Dovrà rispondere delle ipotesi di reato di lesioni volontarie e di resistenza a pubblico ufficiale. Per le lesioni, seppure aggravate, rischia al massimo 4 anni e mezzo, motivo per cui non potrebbe essere applicata la misura cautelare. Possibile invece per la resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Secondo l’accusa lo “scopo” di Marco Ventura, sarebbe stato quello “di fare male” e avrebbe agito “in concorso” con almeno altri due antagonisti. Agli atti sono state depositate le foto del “placcaggio” e del pestaggio di Antonio D’Urso che, fortunatamente, si legge, indossava “il casco”.