Mare/ La “casta” dei concessionari demaniali. Stabilimenti balneari: cartello dei prezzi, privilegi assurdi, normative aggirate

Pubblicato il 29 Luglio 2009 13:26 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2009 18:37

stabilimento-balneareLa situazione delle spiagge in Italia è critica da anni; la privatizzazione delle spiagge e una gestione poco trasparente degli stabilimenti balneari rende la vacanza in mare un’attività spesso faticosa e per nulla economica. Eppure la Regione Lazio ha appena approvato un nuovo provvedimento, peraltro già fissato dalla Legge Finanziaria 2007, che sancisce il diritto per il bagnante di transitare negli impianti di concessione gratuitamente, «magari attraverso appositi varchi», per raggiungere la riva e poter anche fare il bagno.

Malgrado leggi e disposizioni comunali, gli stabilimenti balneari continuano a impedire l’accesso ai bagnanti. Ai cronisti del Tempo solo 4 su 20 esercenti di Ostia e Fregene hanno aperto le porte mentre gli altri gli hanno impedito l’accesso con scuse più o meno convincenti.

E dire che quella dei proprietari di stabilimenti è una categorie che se la passa piuttosto bene. Una piccola casta che gode di privilegi ingiustificati e fonda, spesso, la propria gestione su attività al limite della legalità.

In maniera inesplicabile, infatti, la concessione demaniale ha molto frequentemente dei prezzi ridicoli. Per fare un esempio l’albergo Marinella di Nervi, 12 stanze da oltre 100 euro a notte con suggestivo affaccio sul mare della Liguria, paga di conces­sione poche centinaia di euro al mese. E la lista è lunga. Insomma, la concessione demaniale depaupera lo stato dei suoi soldi, i cittadini del loro mare e arrichisce un pugno di imprenditori.

I quali, tra l’altro, non paghi dei loro già lucrosi privilegi, aumentano i propri incassi, sempre a danno dei cittadini, con una gestione anticoncorrenziale. I “cartelli” tra stabilimenti di una stessa località sono all’ordine del giorno. In questo periodo di crisi e inflazione bassa, gli stabilimenti non abbassano i prezzi, bensì li mantengono inalterati, o li aumentano, accordandosi preventivamente tra di loro per eliminare la concorrenza e per stabilire un prezzo che faccia i loro comodi, danneggiando economicamente gli utenti.

La cessione, poi, che dovrebbe essere assegnata in base ad un’asta pubblica è spesso tramandata di padre in figlio o addirittura lucrosamente venduta. E’ possibile infatti aggirare la legge vendendo la società che gestisce la concessione demaniale. A Fregene, alle porte della Capitale, un imprenditore che pagava 1400 euro al mese per uno stabilimento che in un solo in week end incassa migliaia di euro ha ceduto l’attività per 2 milioni di euro.