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Maria Concetta Cacciola, teste uccisa: ingerì a forza acido muriatico. 5 arresti

Maria Concetta Cacciola, teste uccisa: ingerì a forza acido muriatico. 5 arrestiREGGIO CALABRIA – Ricatti e intimidazioni ma anche minacce per costringerla a ritrattare le accuse contro i suoi familiari e la cosca della ‘ndrangheta dei Bellocco. E’ lo scenario che emerge dalle indagini dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria sulla morte di Maria Concetta Cacciola, la testimone di giustizia deceduta nel 2011 dopo aver ingerito dell’acido muriatico.

In merito alle minacce e violenze subite dalla testimone di giustizia i carabinieri hanno arrestato due avvocati, Gregorio Cacciola e Vittorio Pisani, il padre e la madre della donna, Michele Cacciola e Anna Rosalba Lazzaro, ed il fratello Giuseppe. I due avvocati arrestati sono accusati, insieme ai genitori e al fratello di Maria Concetta Cacciola, di avere agito per favorire le cosche Bellocco e Cacciola della ‘ndrangheta.

I reati loro contestati sono concorso in maltrattamenti in famiglia e in violenza privata, aggravati dall’avere favorito un sodalizio mafioso. Ai cinque destinatari delle ordinanze di custodia cautelare viene contestato, inoltre, il concorso in violenza o minaccia per costringere a commettere un reato e concorso in favoreggiamento personale, sempre con l’aggravante mafiosa.

Le indagini hanno avuto inizio dopo che i giudici della Corte d’assise di Palmi e quelli di secondo grado di Reggio Calabria hanno disposto la trasmissione degli atti alla Dda al termine del processo nel quale sono stati condannati per maltrattamenti i familiari della testimone di giustizia. I giudici hanno inviato gli atti alla Procura affinchè indagasse in ordine al reato di omicidio per “avere impiegato un mezzo venefico ed agito con premeditazione”.

E sono state le intercettazioni nei confronti dei due avvocati a fornire una serie di elementi circa i ricatti e le intimidazioni cui fu sottoposta Maria Concetta Cacciola. La donna aveva deciso di collaborare con la giustizia parlando di ciò che sapeva sulla sua famiglia e sui Bellocco di Rosarno. Maria Concetta, infatti, era nipote del boss Gregorio Bellocco, cognato del padre Michele. La donna, dopo avere iniziato a testimoniare, era stata trasferita in una località protetta dove era rimasta fino al 10 agosto del 2010, quando decise di tornare a Rosarno per riabbracciare i figli rimasti a casa dei nonni in attesa del perfezionamento delle pratiche per il loro trasferimento nella sede protetta. Pochi giorni dopo, il 20 agosto, la donna morì per ingestione di acido muriatico.

All’inizio era stato ipotizzato un suicidio, ma dopo la sentenza di primo grado l’ipotesi accusatoria e’ diventata quella di omicidio volontario. Ed è proprio nell’ambito delle indagini della Dda di Reggio Calabria che sono emersi evidenti “profili di responsabilità – ha detto il Procuratore, Federico Cafiero de Raho – a carico dei due avvocati del Foro di Palmi che hanno indotto la Cacciola a registrare una dichiarazione in cui affermava che tutto quello che aveva detto fino a quel momento era frutto delle costrizioni e delle pressioni dei magistrati”. Intanto proseguono le indagini sull’ipotesi che la testimone di giustizia sia stata uccisa in modo premeditato. “Sulle cause della morte – ha concluso Cafiero – e sulle eventuali, ulteriori responsabilità, le indagini sono ancora in corso”. .

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