Maria Giulia Sergio, chiesto processo: esultò per Hebdo

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 Novembre 2015 13:11 | Ultimo aggiornamento: 16 Novembre 2015 13:48
Maria Giulia Sergio, chiesto processo: esultò per Hebdo

Maria Giulia Sergio, chiesto processo: esultò per Hebdo

MILANO – Per Maria Giulia Sergio, “Fatima” nella sua nuova vita da jihadista, la procura di Milano ha chiesto il processo. E’ la stessa Maria Giulia-Fatima che esultò alla strage del Charlie Hebdo, secondo lei i miscredenti vanno sgozzati. E il processo non + stato chiesto solo per lei ma anche per il padre, la sorella e altre 8 persone, tutti indagati di associazione per delinquere con finalità di terrorismo, e favoreggiamento.

Per i pm gli 11 avrebbero aderito all’Isis e Fatima, latitante, è in Siria con il marito jihadista. Il volto e il nome di Maria Giulia è finito sui giornali proprio per la piega particolarmente violenta della sua conversione all’Islam: la giovane donna, che aveva sposato un albanese musulmano, si è infatti trasferita in Siria nei territori dell’Isis. E nel tempo ha anche convertito i genitori e la sorella Marianna, tanto che questi sono stati arrestati a Milano proprio alla vigilia della loro partenza per la Siria.

Determinanti le intercettazioni. Parlando al telefono con la sorella Marianna, intercettata dagli agenti della Digos, Maria Giulia esultava per la strage di Charlie Hebdo e spiegava che in Siria “stiamo ammazzando i miscredenti per poter allargare lo Stato islamico”. Dal procedimento è stata stralciata la posizione della madre di Fatima, Assunta Buonfiglio, morta il 6 ottobre all’ospedale di Vigevano (Pavia), all’età di 60 anni.

Gli 11 indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere con finalità di terrorismo, organizzazione del viaggio per finalità di terrorismo e favoreggiamento. L’avviso di chiusura indagini riguarda i nove presunti estremisti (5 dei quali sono ancora latitanti) raggiunti lo scorso primo luglio da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere chiesta dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dal pm Paola Pirotta.

Oltre a Fatima, Marianna e Sergio Sergio, sono indagati il marito della presunta jihadista 27enne, l’albanese Aldo Kobuzi, e la sorella 19enne dell’uomo, Serjola. I due attualmente si troverebbero in Siria assieme a Fatima. Compaiono poi Donika Coku, Baki Coku e Arta Kakabuni, la madre e i due zii di Aldo Kobuzi, e la cittadina canadese Haik Bushra, 30 anni, anche lei latitante, accusata di aver svolto un ruolo decisivo “nell’arruolamento” di Fatima e della “sorella Marianna all’interno dell’Is” e di aver gestito 5 gruppi “di indottrinamento” via Skype con iscritte più di 300 “donne musulmane”.

“Comprate le valigie con le rotelle. Adriano (il gatto) non lo portate, non si può”. Così Maria Giulia Sergio parlava via Skype dando istruzioni ai suoi su come raggiungerla in Siria. Al telefono ci sono tutti, la famiglia jihadista napoletana al completo: il papà Sergio Sergio, la mamma Assunta e Marianna sua sorella. Avevano venduto anche i mobili di casa, avevano la valigia pronta: intendevano raggiungere Maria Giulia che dal 2014 è sul fronte siriano ed è stata intercettata per mesi. “Ma vivremo con te?”, le chiede la madre. “Noooo – risponde lei – io devo vivere con Said (alias Aldo, suo marito) ma posso stare con voi tutte le volte che voglio”.

Quando Fatima dice alla mamma che una volta arrivati in Siria andranno a vivere in una “casa con il giardino, dove puoi fare l’orto”, la donna esulta. E Fatima la asseconda: “Potrete coltivare anche tutta la Siria se vorrete”. Assunta si preoccupa anche del gatto: “Ma con Adriano (il gatto, ndr) come facciamo? Come lo portiamo? O lo dobbiamo lasciare a qualcuno?”. “No mamma – le risponde Fatima – non si può, ascoltami mamma, il viaggio è troppo lungo, in aereo, in macchina…”.

“Hai ragione – si arrende la mamma – già quando l’abbiamo portato a Napoli miagolava sempre“. In chiusura la mamma si domanda: “Ma Said dov’è?”. “Fa l’hijama”, il salasso, risponde Fatima. Assunta ovviamente non ha idea di cosa parli: “E che è?”, chiede. “Si fanno dei tagli sulla pelle…si mettono dei bicchieri sulla pelle, sottovuoto, che fa uscire il sangue nero, che esce dal corpo”. “E cosa guarisce questa pratica?”, chiedono ancora i familiari: “Tutto tranne la morte, nell’Islam non esiste la medicina, esistono il miele, l’olio d’oliva, questo ci cura, inshallah. Quando venite qui facciamo tutti insieme l’hijama”. Parole surreali se si pensa che fino a due anni fa Maria Giulia frequentava la Facoltà di Biotecnologie all’Università Statale di Milano e sognava di fare la ricercatrice per trovare una cura per le malattie neuro degenerative.