Maria Grazia Cucinotta: “Soldi a rom e profughi? Pensiamo prima alle donne”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 1 luglio 2015 13:38 | Ultimo aggiornamento: 1 luglio 2015 13:38
La risposta di Maria Grazia Cucinotta sul Corriere Sociale

La risposta di Maria Grazia Cucinotta sul Corriere Sociale

ROMA – “Sento tutti i giorni finanziamenti verso rom e profughi, ma non sarebbe più giusto pensare ai bisogni di donne che pur volendo fuggire alla violenza si ritrovano da sole?”. Questa la risposta di Maria Grazia Cucinotta ad una lettrice del Corriere Sociale, un mensile del Corriere della Sera.

Maria Grazia Cucinotta gestisce una rubrica di “posta femminile” sul Corriere Sociale e rispondendo ad una lettrice ha scritto che lei ed altre donne, “sono costrette a subire perché lo Stato non le aiuta” chiedendosi, poi, per quale motivo, invece di essere destinati alle donne italiane in difficoltà, i fondi pubblici vanno a finire “verso” rom e profughi. Dura la replica su Facebook dell’Osservatorio sul Razzismo in Italia:

“Sul numero di oggi del Corriere Sociale in una pagina intitolata ‘Insegniamo il rispetto nelle scuole’, viene pubblicata una lettera di una madre, Elisabetta, che racconta come dopo 25 anni si è lasciata con il marito e di come i due figli siano partiti per il Nord per studiare. La lettera finisce con la donna che dice che vuole riprendersi la sua vita ma non ha un lavoro e dice ‘senza lavoro non c’è dignità, È questo il vero problema di tante donne. Cosa potrei fare?’. L’attrice e regista a questo punto non trova nulla di meglio da dire che non capisce come mai sente spesso parlare di finanziamenti dati a rom o profughi, mentre sarebbe più giusto pensare prima ai bisogni di donne come la madre. Ecco, fare la scala del “più giusto”, di chi è più sfigato, chi merita essere aiutato e chi no. È qualcosa di disgustoso. A questo si aggiunga che i soldi per i profughi non sono dati dallo Stato Italiano ma dall’Europa, e quindi non sarebbero spendibili per il caso citato e che tra i rom, che in maggioranza sono italiani o comunitari e hanno quindi gli stessi diritti di Elisabetta, vi sono tante donne che si trovano esattamente nella stessa situazione. Forse è bene che di immigrazione ne parli chi abbia una minima conoscenza del tema e non solo chi opina per sentito dire”.