Maria Paola Gaglione, il legale del fratello: “Non l’ha uccisa, la stava solo inseguendo per parlare”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 14 Settembre 2020 14:04 | Ultimo aggiornamento: 14 Settembre 2020 16:36
Maria Paola Gaglione in una foto Ansa

Maria Paola Gaglione, il legale del fratello: “Antonio non hai mai detto che la sorella era stata infettata” (foto Ansa)

Maria Paola Gaglione, parla l’avvocato del fratello: “La sorella infettata? Antonio non lo ha mai detto”.

“Antonio non ha mai detto quella frase (“Volevo darle una lezione, non ucciderla. Ma era stata infettata da quella”, ndr), non risulta nei verbali e neppure l’ha detto quando è stato ascoltato la prima volta dai carabinieri. La famiglia? E’ devastata, con una figlia morta e un figlio in carcere…”.

Queste le parole dell’avvocato Domenico Paolella, legale di Antonio Gaglione, 25 anni, fratello di Maria Paola Gaglione, 22 anni, la ragazza morta tragicamente nei giorni scorsi dopo essere caduta dallo scooter sul quale viaggiava con il compagno trans Ciro.

Antonio Gaglione, accusato dell’omicidio preterintenzionale, rimarrà in carcere, come deciso dal gip Fortuna Basile di Nola (Napoli). 

La dinamica dell’incidente

Il fratello di Maria Paola ha confermato di averli inseguiti, in sella alla sua moto, ma non di avere provocato la tragica caduta dello scooter sul quale viaggiavano la sorella e il compagno trans, sferrando un calcio.

“Sul luogo dell’incidente ho notato la presenza delle telecamere. Tutto sarà chiarito, se ci sono le registrazioni. Io credo alle sue parole”.

“Questa tragedia – continua l’avvocato Paolella – è stata strumentalizzata: la famiglia si aspettava più delicatezza”.

Il legale ha anche voluto sottolineare che, nel corso dell’interrogatorio sostenuto dal suo cliente, il sostituto procuratore incaricato dell’indagine non ha mai toccato l’argomento omofobia.

“Antonio, come tutta la famiglia, era a conoscenza della relazione della sorella da circa due anni e mezzo”, ha detto ancora Paolella ribadendo che il suo cliente “non le avrebbe mai fatto del male”.

“Al giudice ha spiegato – ha detto ancora il legale – che la famiglia aveva perso le tracce di Maria Paola da qualche settimana. Ha fatto le valigie e se n’è andata. Quando Antonio l’ha vista in sella allo scooter, l’ha inseguita con la sua moto, ma per chiederle di tornare a casa, per parlarle, per farla ragionare. Era andata via senza spiegazioni e tutta la famiglia era disperata”.

L’avvocato ha fatto anche sapere che il gip Fortuna Basile, al termine dell’interrogatorio sostenuto da Antonio Gaglione davanti al pm Patrizia Mucciacito, si è riservata la decisione che, probabilmente, potrebbe giungere nel pomeriggio.

L’avvocato Paolella ha voluto sottolineare che durante l’interrogatorio, durato quasi tre ore, si è fatta chiarezza “sulle imprecisioni circolate sulla vicenda”.

Il fidanzato di Maria Paola Gaglione: “La voglio vedere un’ultima volta”

“La mia famiglia mi vuole bene per quello che sono, non ce la faccio più. Doveva succedere a tutte e due. Io la voglio vedere per l’ultima volta a Maria Paola”.

Sono le parole di Ciro Migliore nel corso di una conferenza stampa con la sua famiglia.

“Devono pagare Michele, la mamma e il papà. Tutti e tre devono pagare. Ma quale incidente, non è vero” ha aggiunto la madre del giovane trans.

La nota dell’Arcigay

Giustizia per Maria Paola, chi ha sbagliato deve pagare.

E’ quello che chiede Ciro, il compagno trans della diciottenne uccisa nella notte tra venerdì e sabato scorsi ad Acerra (Napoli) e per cui è indiziato di delitto il fratello della ragazza da sempre contrario alla relazione.

A riferirlo è il presidente di Arcigay Napoli Daniela Falanga che ha incontrato Ciro e sua madre nell’ospedale dove è ricoverato per le ferite riportate.

“La mamma di Ciro in particolare – riferisce – ci tiene a far sapere che vuole assolutamente che il fratello di Maria Paola paghi per quello che ha fatto.

Parliamo di due dinamiche che confluiscono.

Qui c’è una donna che in qualche modo deve essere vinta dal volere degli altri e assoggettata al patriarcato; e c’è poi questa cultura per cui si debba negare la propria identità di genere a un ragazzo, la transfobia”.

Arcigay sarà al fianco di Ciro con la propria squadra di psicologi e legali.

“Aiuteremo Ciro – spiega – gli metteremo al fianco degli psicologi per affrontare il lutto. Ma vogliono che fratello paghi per quello che ha commesso.

Vogliono che paghi. Avranno anche un supporto legale, saranno supportati da tutta la comunità Lgbt”.

“Ciro – aggiunge Daniela Falanga – è sconvolto per quello che sta ascoltando in queste ore. Legge cose non vere, non si sta presentando l’orrore per quello che è.

Piange tanto, sta male per questa separazione che rivendica come la sua vita. Avevano in animo di andare a vivere insieme e Paola l’avrebbe accompagnato nel percorso di transizione che stava per cominciare.

A Ciro, che è già un uomo, è stata tolta una parte della sua esistenza. So che Paola ha provato a convincere la famiglia ma è sempre stata trattata malissimo”. (Fonte: Ansa).