Mario Adinolfi bannato su Facebook: “Pago per gioco che invita a uccidermi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 16 novembre 2016 11:06 | Ultimo aggiornamento: 16 novembre 2016 11:06
Mario Adinolfi bannato su Facebook: "Pago per gioco che invita a uccidermi"

Mario Adinolfi bannato su Facebook: “Pago per gioco che invita a uccidermi”

ROMA – Mario Adinolfi bannato da Facebook. Ne dà notizia lo stesso giornalista e fondatore del Popolo della Famiglia, finito ancora una volta nelle maglie della censura social, suo malgrado, per aver denunciato sulla sua bacheca il gioco da tavolo “Witch & Bitch” creato da Immanuel Casto e Marco Albiero, in cui Adinolfi compare nel ruolo di Omofobo da uccidere per ottenere punti in partita.

“È una situazione surreale – afferma il giornalista ultra cattolico –  io lo chiamo il paradosso dell’algoritmo. Immagino che per bloccarmi ci siano state segnalazioni organizzate dopo l’articolo in merito comparso su Libero. Ma è ridicolo: ci sono delle persone che creano un gioco dove si chiede di uccidermi, io denuncio la cosa e quello bloccato dal social sono io. È una cosa senza alcun senso e spero ci sia qualcuno, al di là della parte tecnica che riguarda l’algoritmo, che ragioni davvero su cosa è successo”.

Adinolfi si è riconosciuto in una delle carte del gioco di Immanuel Casto. Il paffuto e barbuto uomo disegnato, viene additato come omofobo e la scritta che lo accompagna esorta i giocatori ad ucciderlo per ricevere dei vantaggi.  Tra incantesimi e magie, ogni giocatore-strega deve portare l’arcobaleno nel mondo fino allo scontro finale con i super cattivi. Tra questi c’è anche il leader della Lega Nord, Matteo Salvini. 

Adinolfi è finito spesso al centro di polemiche per le sue prese di posizioni su temi particolarmente discussi come quello sui matrimoni tra persone dello stesso sess0 e sulla presunta teoria del gender. Gli ideatori del gioco da tavolo hanno negato che quello raffigurato sulla carta sia effettivamente lui. Ma le numerose segnalazioni ricevute da Adinolfi su Facebook per il solo fatto di aver denunciato la somiglianza, gli sono costate una sospensione. La pagina Facebook di Adinolfi è stata bloccata per un mese:

“Intanto, però – commenta Adinolfi – la persona che ha organizzato il business sta lì a godersi i profitti del giochino dove mi chiama ‘omofobo’ e dice di uccidermi per fare più punti mentre io non solo vengo bloccato per un mese da Facebook, ma devo anche spiegare a mia figlia perché sui giornali c’è scritto che mi vogliono ammazzare. Posso solo immaginare cosa sarebbe successo se avessi fatto io una cosa del genere, magari creando un gioco con una carta che invita a uccidere Vladimir Luxuria. Penso che più di qualcuno avrebbe avuto da ridere, e a ragione. D’altra parte il Vangelo dice di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, e io lo seguo”.