Mario Cerciello Rega, Varriale stava parlando con l’uomo derubato un’ora prima della chiamata al 112

di Alessandro Avico
Pubblicato il 29 Luglio 2019 14:59 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2019 15:57
Mario Cerciello Rega Finnegan Lee Elder

Il carabiniere Mario Cerciello Rega

ROMA – Andrea Varriale, collega del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, era a piazza Mastai a Trastevere e stava parlando con l’uomo derubato, già un’ora prima della chiamata al 112. Così è scritto nell’ordinanza dal gip della Capitale, Chiara Gallo, riportata dal Corriere della Sera.

“Dall’annotazione del carabiniere Varriale emerge che poco tempo prima di ricevere l’incarico di effettuare l’operazione in abiti civili, alle ore 1,19, era intervenuto in piazza Mastai su ordine del maresciallo Pasquale Sansone che gli riferiva di trovarsi sul posto insieme ad altri operanti per la ricerca di un soggetto che si era sottratto all’identificazione dandosi alla fuga dopo aver consegnato ai militari un involucro di colore bianco contenente una compressa di tachipirina”. .

“Sul posto – continua il giudice – veniva identificato Sergio B. che riferiva di essere stato vittima di un borseggio operato da due persone che dopo il furto si allontanavano a piedi in direzione lungotevere altezza ponte Garibaldi. Precisava inoltre che all’interno della borsa che gli avevano asportato era presente il suo cellulare documenti ed altri effetti personali. Al momento gli operanti invitavano Sergio B. a sporgere denuncia presso un qualsiasi ufficio di polizia e riprendevano il normale servizio”.

Le parole di Varriale.

“Fermati siamo carabinieri, basta”. E’ quanto ha urlato il vice brigadiere Mario Cerciello Rega al giovane californiano durante l’aggressione mortale. A riferirlo il suo collega nell’annotazione sull’intervento contenuta nell’ordinanza di convalida del fermo dei due americani. “Il vice brigadiere Cerciello Rega, a breve distanza da me, – dice il collega – ingaggiava una colluttazione con l’altro giovane e ricordo di aver sentito le urla del mio collega che proferiva testuali parole: fermati siamo carabinieri, basta”.

“Prima di accasciarsi ha detto mi hanno accoltellato“. È quanto affermato ancora da Andrea Varriale, il carabiniere che era con il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega sul luogo dell’aggressione. La frase è citata dal gip Chiara Gallo nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per i due cittadini americani.

“Mentre i due soggetti si davano alla fuga in direzione via Cesi notavo Cerciello che perdeva moltissimo sangue dal fianco sinistra all’altezza del petto, e che prima di accasciarsi al suolo mi ha detto ‘mi hanno accoltellato'”, prosegue il racconto Varriale.

“Contattavo immediatamente la centrale operativa per richiedere i soccorsi – è la versione del carabiniere  – e in attesa del loro arrivo tamponavo le ferite riportate dal collega. Nel frattempo, notavo sopraggiungere sul luogo del fatto anche altre pattuglie sia dell’Arma che della Polizia di Stato. Il personale medico giungeva sul posto dopo circa 15 minuti e iniziava le operazioni di soccorso”. “Oltre all’ambulanza – si legge nel verbale -, dopo circa 7/8 minuti giungeva anche un’auto medica dopodichè il vicebrigadiere Cerciello veniva trasportato verso il nosocomio Santo Spirito”.

Le parole dell’uomo derubato.

“Entrambi avevano un accento inglese, credo americano”. Questa la descrizione fornita agli investigatori da Sergio B., l’uomo derubato del borsello. “Il primo ragazzo aveva i capelli biondi, era alto circa 1,80 metri, indossava una camicia color crema a quadri e pantaloni jeans scuri – riferì l’uomo -. Mentre il secondo aveva i capelli mossi con delle meches di colore viola, alto circa 1,80 metri, aveva un tatuaggio sull’avambraccio destro di grosse dimensioni, indossava una maglietta di colore chiaro e jeans di colore scuro. Quest’ultimo ragazzo sembrava tipo intontito. Aggiungo che entrambi avevano un accento inglese, credo americano”.

“Sceso dall’auto civetta notavo i militari allontanarsi lungo una strada adiacente perdendoli così vista. Dopo pochi minuti sentivo provenire delle urla da una strada limitrofa”, prosegue Sergio B.. “Io rimanevo sempre vicino al mezzo – ha aggiunto – in questi frangenti notavo sopraggiungere altre macchine dei carabinieri e un’autoambulanza. Dopo circa 15 minuti tornava uno dei carabinieri con cui ero arrivato e mi diceva di seguirlo. Venivo portato presso la stazione dei carabinieri di Roma Prati”.

“Non avevo capito che era un carabiniere, ho avuto paura, credevo fosse uno dei pusher“. E’ quanto ha ribadito al suo difensore che lo è andato a trovare in carcere Finnegan Lee Elder, il 19enne californiano che ha confessato di essere l’autore materiale delle 11 coltellate al vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. Elder è stato poi scaricato dall’amico che ha detto: “Non pensavo avesse un coltello”. (Fonti Ansa e Agi).