Mario Cerciello Rega, il carabiniere che scattò la foto: “Americano bendato perché dava testate”

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Agosto 2019 9:28 | Ultimo aggiornamento: 28 Agosto 2019 9:28
Mario Cerciello Rega, il carabiniere che scattò la foto: "Americano bendato perché dava testate"

L’americano bendato negli uffici della Caserma di Via In Selci dopo l’omicidio di Mario Cerciello Rega (Foto Ansa)

ROMA – Era bendato e ammanettato perché dava testate Christian Gabriel Natale Hjorth, uno dei due americani fermati per l’omicidio dei vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. E quella foto, scattata in un ufficio della caserma di via In Selci, a Roma, “non doveva essere pubblicata ma era riservata ad una chat WhatsApp di soli carabinieri”. E’ quanto messo nero su bianco in una memoria depositata oggi a piazzale Clodio dal difensore dell’autore dello scatto, un maresciallo della Compagnia di Roma Centro e amico di Rega, attualmente indagato per rivelazione del segreto d’ufficio.

In questo filone è indagato anche un secondo carabiniere, l’autore del bendaggio, mentre a diffondere la foto sarebbe stato un terzo militare che ne sarebbe venuto in possesso pur non appartenendo al gruppo di WhatsApp. L’avvocato Andrea Falcetta nel depositare la memoria ha presentato una istanza ai pm per chiedere di sottoporre ad interrogatorio il suo assistito. Nella memoria il carabiniere ricostruisce le ore successive all’omicidio del collega, colpito con 11 coltellate da Finningan Lee Elder.

Il maresciallo afferma di aver appreso della morte di Rega intorno alle 5.40 del 27 luglio dalla telefonata di un collega. Aggiunge di aver partecipato alle ricerche dei responsabili, su ordine del proprio comandante di Compagnia. L’indagato spiega, inoltre, che “a caldo” si era diffusa la falsa notizia che gli aggressori fossero due magrebini, pregiudicati per droga.

Quindi riferisce di come, dai minuti successivi alla morte di Cerciello, “centinaia di messaggi e foto di pregiudicati” furono scambiate nella chat, composta da 18 carabinieri, lui compreso: tutti carabinieri con incarichi operativi, di varie regioni italiane. Una iniziativa – ha sostenuto – presa per aiutare le indagini, fornendo gli identikit di spacciatori, scambiando dati sensibili riguardanti i possibili sospettati (ritenuti ancora di origine magrebina) e aggiornarsi reciprocamente sugli sviluppi dell’attività investigativa.

Nel memoria si afferma, inoltre, che quando i due americani sono stati fermati, la notizia è stata subito condivisa sulla chat. Il maresciallo li condusse, insieme ad altri militari, nella caserma di via In Selci. In questo frangente avrebbe riportato anche delle ferite al volto perché colpito dalle testate di uno dei due giovani.

Lo stesso fermato, secondo la ricostruzione del sottufficiale indagato, avrebbe continuato a dare testate anche in caserma e quindi è stato bendato, non dal maresciallo, ma da un altro carabiniere. Condotta che sarebbe stata approvata dai due ufficiali presenti, secondo i quali si sarebbe trattato di un legittimo e proporzionato utilizzo di “strumenti di contenimento” per evitare che il giovane facesse del male agli altri e a sé stesso.

E’ in quella fase che è stata scattata la foto a Natale, poi condivisa nella chat (“sapendola riservata unicamente a carabinieri”), sia per “rassicurare tutti” che i due erano stati arrestati, sia per “far notare come l’informazione inizialmente fornita” sulla nazionalità degli aggressori da Andrea Varriale, che quella notte era in servizio con Rega, “fosse totalmente inesatta”. Il giovane americano si era poi calmato ma “già da tempo era stato liberato dalla benda”.

Intanto procede il filone principale dell’inchiesta: venerdì il Ris procederà ad analizzare gli indumenti di Cerciello Rega e Varriale repertati la sera del 26 luglio. 

Fonte: Ansa