Mario Cerciello Rega, la telefonata al 112 dell’intermediario del pusher: “Mi hanno derubato della borsa, vogliono soldi”

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 Luglio 2019 20:22 | Ultimo aggiornamento: 29 Luglio 2019 8:48
Mario Cerciello Rega

Mario Cerciello Rega (Foto Ansa)

ROMA – Sergio B., l’uomo derubato dello zaino che fece scattare l’operazione culminata con la morte del vice brigadiere Mario Cerciello Rega, la notte tra il 25 e 26 luglio ebbe due telefonate con il 112. “Buonasera, mi hanno rubato la borsa, sto in piazza Gioacchino Belli. Però questi ragazzi li chiamo e mi chiedono il riscatto dei soldi e tutto quanto… e io purtroppo devo fare una denuncia. Dentro ho i documenti, non dico i soldi..”. Inizia così la prima chiamata al 112 dell’uomo.

“Se potete venire – aggiunge nella telefonata, la cui registrazione è stata diffusa oggi – Almeno vi dò il numero. se loro mi rispondono voi potete rintracciarli. Perché mi sono anche scappati. Li ho visti pure, li ho rincorsi con la bicicletta, ma non li ho presi”. A quel punto il carabiniere della sala operativa chiede: “Come sono scappati? In motorino a piedi?”. “No no, a piedi, a piedi”, è la risposta di Sergio B.. “Quindi lei li chiama e le chiedono i soldi?”, ripete il carabiniere. “Sì – insiste il denunciante -, sennò non mi ridanno la borsa con i documenti dentro… Io sto in piazza Gioacchino Belli, sono con una bicicletta grigia, mi vedete davanti al bar. Ho i pantaloncini blu, scarpe bianche, almeno vi do il numero, provo a chiamare e gli dico ‘sì va bene vi do i soldi’, così almeno mi danno i documenti…”. “Va bene, attenda lì stiamo arrivando, arrivederci”. Così si chiude la prima conversazione dell’uomo con il 112.

Nella seconda conversazione è l’operatore dei carabinieri a mettersi in contatto con l’uomo chiamandolo sul cellulare del passante dal quale poco prima era partita la richiesta di intervento. “Salve è il signor Sergio?”, chiede il carabiniere. “No, io sono il ragazzo che lo ha fatto chiamare, lui sta in piazza Gioacchino Belli…” risponde l’uomo. “Ce l’ha a vista?”, “Sì, eccolo” dice. A questo punto lascia il telefono a Sergio B. che dice: “Guardi io sto in piazza Gioacchino Belli”. “Voglio sapere – chiede l’operatore – le hanno chiesto dei soldi in cambio, ma queste persone sono lì con lei o le hanno telefonato per un appuntamento?”. “Queste persone sono scappate, hanno preso proprio la borsa” risponde. “E che cosa le hanno detto per restituirle la borsa?” chiede ancora. “Mi chiedono 80-100 euro – spiega -, io gli ho detto ‘guarda tu porta, ma io ti do i soldi, li ho visti scappare dentro una traversa, li ho rincorsi in bicicletta, ma non li ho presi”. “E allora le mando una pattuglia, ha capito perché… volevo sapere se erano ancora lì cercavo di mandare qualcuno in abiti civili” aggiunge il carabiniere. A quel punto Sergio B. dice: “Così do anche il numero mio per richiamarli vediamo se li rintracciamo”. “Io intanto le mando una pattuglia lì, poi parla direttamente con i colleghi. Arrivederci” termina così la telefonata. 

La telefonata è molto importante per capire cosa sia successo nella notte tra giovedì e venerdì. Finora era infatti stato ipotizzato che non ci fosse stata una chiamata diretta al 112 e invece l’audio dimostra che Sergio B. decise di chiamare i carabinieri e provare a recuperare il borsello. Ora è lui il testimone chiave per ricostruire cosa è successo quella notte. Sia lui che il pusher, individuato dai carabinieri, saranno indagati per reati di droga. A quanto ricostruito, Sergio B. accompagnò personalmente i ragazzi dal pusher. (fonte ANSA)

Autopsia: carabiniere ucciso con 11 coltellate

Il vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Cerciello Rega, è morto per emorragia dopo essere stato accoltellato per 11 volte e non 8, come si pensava all’inizio. Il nuovo dettaglio è emerso ieri dall’autopsia svolta all’istituto di medicina del Verano. Il coltello utilizzato per l’aggressione, molto simile a un modello militare, era lungo quasi 20 centimetri. (fonte AGI)