Mario Cerciello Rega, Sergio Brugiatelli: “Avevo paura, mi minacciavano. Non sono un informatore”

di Alessandro Avico
Pubblicato il 31 Luglio 2019 13:07 | Ultimo aggiornamento: 31 Luglio 2019 21:31
Mario Cerciello Rega Sergio Brugiatelli

Mario Cerciello Rega

ROMA – “Avevo paura, mi minacciavano. Non mi addentrerò nei fatti della notte tra il 25 e il 26 luglio, ma desidero chiarire che non sono un intermediario di pusher né, tanto meno, un informatore delle forze dell’ordine”. Lo scrive, in una nota diffusa dal suo difensore di fiducia Andrea Volpini, Sergio Brugiatelli, l’uomo al quale i due ragazzi californiani hanno sottratto lo zaino in piazza Mastai prima di uccidere il carabiniere Mario Cerciello Rega.

“Queste righe – prosegue – le scrivo innanzitutto per rendere onore all’uomo valoroso che, con il suo lavoro di carabiniere, ha salvato la mia vita e purtroppo perso la sua. Ai familiari del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, alla sua giovane moglie, vanno le mie sincere condoglianze”. 

Brugiatelli con la sua segnalazione al 112, ha fatto sì che Mario Cerciello Rega e il collega Andrea Varriale si presentassero all’appuntamento vicino all’hotel Le Meridien, conclusosi in modo tragico con la morte del primo carabiniere. “In questi giorni e notti passate pensando alla tragedia che ha distrutto la famiglia del carabiniere che mi ha salvato la vita – spiega ancora Brugiatelli – ho letto e sentito dai media sulla vicenda curiose e false ricostruzioni che proseguono anche dopo la conferenza stampa degli inquirenti”.

“Se dopo il furto subìto ho chiamato il 112, senza aspettare l’indomani per sporgere denuncia, come mi era stato in un primo momento consigliato dai carabinieri, è stato perché ho avuto paura. Quando ho chiamato il mio numero di cellulare, chi ha risposto non ha solo preteso denaro e droga per riconsegnare le mie cose, dicendo che sapevano dove abitavo e sarebbero venuti a cercarmi. Nel borsello rubato, oltre al documento d’identità – spiega l’uomo che la notte del 26 luglio è stato avvicinato dai due ragazzi americani in piazza Mastai in cerca di droga, un paio d’ore prima della morte del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega – c’erano anche le chiavi della casa dove vivo con mio padre, che è molto malato, mia sorella e mio nipote. Ho avuto paura che potessero far del male a me e soprattutto a loro, e per questo ho chiesto aiuto al 112. Le stesse minacce che avevano rivolto a me, sono state ripetute poco dopo, quando, con il telefono in viva voce, ho richiamato di fronte ai carabinieri il mio numero di cellulare. Il resto – conclude Brugiatelli – è storia nota, alla quale non voglio aggiungere altro, a parte tutto il mio dolore e rispetto, per la vita di un giovane eroe finita troppo presto”, ha concluso. (Fonte Agi).