Mario Crisci: “Così esportavo i soldi del ricco Nord-est nei paradisi fiscali”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 gennaio 2014 16:27 | Ultimo aggiornamento: 22 gennaio 2014 16:34
Mario Crisci

Mario Crisci

ROMA – “Così esportavo i soldi del ricco Nord-est”. Sono stati depositati in questi giorni i verbali degli interrogatori a Mario Crisci, napoletano, ‘0 Dottore, condannato in primo grado a 20 anni per associazione di stampo mafioso.

Crisci, secondo l’accusa, era il titolare della Aspide, con sedi a Padova e Treviso, una società schermo, come scrive il Gazzettino, “per attività sistematiche di usura ai danni di piccoli e medi imprenditori (un centinaio le vittime), talvolta con la complicità di altri imprenditori affamati di denaro e privi di scrupoli nell’approfittare delle difficoltà di amici e conoscenti”.

Tra i suoi clienti imprenditori e professionisti, e quasi tutti con un unico obiettivo: nascondere al Fisco i propri guadagni in nero, o più semplicemente mettere al sicuro i risparmi in qualche paradiso fiscale.

Gli stralci degli interrogatori pubblicati dal Gazzettino:

Crisci ha raccontato al pm Terzo che inizialmente si appoggiò ai clan di Scampia, quartiere napoletano ad alta densità camorristica, per ottenere “aiuto” nella riscossione dei crediti. Ma il clan di Casal di Principe decise di fargliela pagare facendo saltare in aria l’automobile di uno dei suoi uomini utilizzando una bomba carta. Un “avvertimento” che Crisci non fece fatica a comprendere: e così da quel momento si rivolse ai casalesi per protezione e appoggio.

In cambio dell’utilizzo del loro “marchio” – una sorta di franchising criminale – “o’ dottore” assicurava al clan camorristico una percentuale di almeno il 15 per cento sulle entrate conseguenti alle estorsioni. Ed erano proprio affiliati al clan camorrista alcuni degli uomini di cui si è avvalso Crisci per le minacce e i pestaggi agli imprenditori e commercianti che non volevano (o non riuscivano) a restituire prestiti e interessi usurai. Il tutto con una violenza e una ferocia vista di rado in Veneto, scoperta soltanto grazie al coraggio di uno degli imprenditori minacciati.