Marita Comi pro marito Massimo Giuseppe Bossetti e contro suocera Ester Arzuffi

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Giugno 2014 8:15 | Ultimo aggiornamento: 24 Giugno 2014 13:07
Marita Comi pro marito Massimo Giuseppe Bossetti e contro suocera Ester Arzuffi

Massimo Giuseppe Bossetti, presunto killer di Yara (foto Facebook)

CLUSONE (BERGAMO) – Marita Comi crede al marito. Il marito è Massimo Giuseppe Bossetti, accusato di essere il killer di Yara Gambirasio. Difende il marito (“Non è un pedofilo”) e attacca la suocera Ester Arzuffi. Suocera che ha nascosto la relazione extraconiugale con Giuseppe Guerinoni da cui Massimo è nato. Relazione extraconiugale risultata decisiva per le indagini, visto che finora l’elemento chiave è la prova del dna che ha portato Massimo in cella.

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera racconta la difesa di Marita:

Carabinieri e polizia l’hanno messa sotto torchio per almeno tre ore e lei, pur sconvolta per la sua vita sgretolata nel giro di un giorno, l’ha ripetuto a più riprese: «Gli credo, mio marito non è un assassino. Non è un pedofilo».

E poi la lite con la suocera

Allora Marita aveva scagliato rabbia e dolore contro Ester Arzuffi, la mamma del suo Massimo Giuseppe colpevole ai suoi occhi di aver nascosto per 43 anni il segreto svelato dalla procura. Che cioè lui è quel figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’autista di Gorno, che tutti cercavano come il presunto killer di Yara. «Non ce l’hai detto. C’è il Dna. Hai rovinato la nostra esistenza», le aveva urlato.

E poi ancora i ricordi del marito nei giorni in cui Yara era scomparsa

«Non avevo notato nulla di strano, nessuno sbalzo d’umore, nessun atteggiamento diverso dal solito. Era quello di sempre, il marito dedito alla famiglia, ai figli, al suo lavoro. Ha un giro ristretto di amici, esce poco, non va al centro estetico a fare le lampade perché il sole lo prende in cantiere». Allora quel buco nero? «Che non lo ricordi non significa niente – ha voluto precisare – . Massimo faceva sempre le stesse cose, ma se tardava non ci facevo caso, perché se aveva dei lavoretti extra rincasava anche alle 9 di sera».