Marò, flop politico e economico. Italia ha speso 5 milioni in avvocati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 Luglio 2014 14:42 | Ultimo aggiornamento: 10 Luglio 2014 14:42
Marò, flop politico e economico. Italia ha speso 5 milioni in avvocati

Marò, flop politico e economico. Italia ha speso 5 milioni in avvocati

ROMA – Marò, un flop politico e anche un flop economico. Soltanto di avvocati, infatti, l’Italia ha speso in questi due anni e mezzo di prigionia dei fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, oltre 5 milioni di euro. Parcelle per pagare gli avvocati (indiani prima, inglesi da qualche mese) per ottenere il rilascio dei due e il loro trasferimento in Italia.

Il conto lo fa per il Giornale Fausto Bisoslavo ed è un conto che non torna: perché i 5 milioni sarebbero stati in qualche modo ben spesi se avessero prodotto il trasferimento dei due in Italia. Invece, da febbraio 2012 (quando si è aperto il caso) a oggi è successo poco o niente. E i marò sono ancora in India.

Così Bisoslavo:

In stragrande maggioranza serviti a pagare le costose parcelle degli avvocati indiani che rappresentano i marò ed in minima parte come anticipo del baronetto inglese ingaggiato per intraprendere la via dell’arbitrato internazionale. Un esborso assurdo tenendo conto dei risultati raggiunti fino ad ora, poco superiori allo zero. Non solo: Mukul Rohatgi, il principe del foro più costoso dell’India assoldato dall’Italia, il 28 maggio è stato nominato procuratore generale del nuovo governo di Narendra Modi, il politico nazionalista mangia marò. Oltre al danno milionario si è aggiunta la beffa.

Di risultati a favore dei Marò, invece ne sono arrivati pochissimi:

L’unico successo degli avvocati indiani è stato quello di strappare i marò dalle grinfie del Kerala, dove avevano sbattuto Latorre e Girone in galera per tre mesi, facendoli trasferire a Delhi ai «domiciliari» presso l’ambasciata italiana. Però i legali a peso d’oro erano convinti che la Corte suprema avrebbe riconosciuto l’immunità funzionale dei nostri fucilieri di Marina chiudendo il caso. Invece ha solo stabilito la realtà dei fatti, ovvero che l’incidente in cui sono morti due pescatori indiani non è avvenuto nelle acque territoriali indiane ed il Kerala non aveva alcun diritto di indagare e processare i marò. Se i luminari del foro locali fossero stati pagati a risultato, anziché ad ore, come è avvenuto nello stile americano, avrebbero guadagnato un piatto di lenticchie.
«Al momento le spese per gli avvocati indiani ed i nuovi legali britannici si aggirano sui 5 milioni di dollari. Il costo è stato suddiviso fra il ministero della Difesa e quello dell’Interno, che ha un capitolo apposito per questi casi» dichiara al Giornale una fonte autorevole del governo. Il grosso dei 5 milioni di dollari è stato pagato dal governo Monti e Letta agli avvocati indiani