Marò, Italia chiede arbitrato internazionale. Gentiloni: “Chiudere la vicenda”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 giugno 2015 13:07 | Ultimo aggiornamento: 28 giugno 2015 13:07
Marò, Italia chiede arbitrato internazionale. Gentiloni: "Chiudere la vicenda"

Foto LaPresse

ROMA – L’Italia ha deciso di ricorrere all’arbitrato internazionale per la vicenda dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre detenuti in India. Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri, ha sottolineato che l’obiettivo è quello di trovare una “conclusione positiva della vicenda”, ma da Forza Italia non sono mancate le critiche: “Il governo è in grave ritardo”.

La Stampa spiega che l’Italia ha attivato il 27 giugno l’arbitrato internazionale e ora Roma dovrà comunicare al governo di Delhi l’apertura di un contenzioso per decidere chi ha giurisdizione sul caso dei due marò::

“I due marò potrebbero quindi essere giudicati dall’India, dall’Italia o da un paese terzo. Se Delhi non dovesse fornire una risposta esauriente, il caso diventerebbe oggetto di un confronto internazionale.

«L’Italia chiederà immediatamente l’applicazione di misure che consentano la permanenza di Latorre in Italia e il rientro in Patria di Girone nelle more dell’iter della procedura arbitrale – scrive il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni – Da parte italiana, vi sarà un impegno a tutto campo per far valere con la massima determinazione le ragioni a fondamento della nota posizione italiana sulla giurisdizione e sull’immunità. Obiettivo è la conclusione positiva della vicenda, protrattasi sin troppo a lungo, dei nostri due Marò ai quali il governo rinnova la sua vicinanza»”.

Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, ha criticato il governo e la gestione della vicenda:

“«Per i marò il governo ha tardivamente deciso di ricorrere all’arbitrato internazionale. Una decisione che poteva essere presa da tempo e che è stata differita nell’illusione che delle missioni `segrete´, ma rivelate dai giornali, del sottosegretario ai Servizi Minniti in India potessero risolvere la vicenda»”.