Marocchinate, italiana abusata e poi arsa viva a Monte Caira nel 1944. L’Anvm: “Sia fatta giustizia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Dicembre 2019 9:39 | Ultimo aggiornamento: 18 Dicembre 2019 9:39
Marocchinate, italiana abusata e poi data alle fiamme a Monte Caira nel 1944. L’Anvm: "Sia fatta giustizia"

Una scena del film “La Ciociara” con Sophia Loren, pellicola del 1960 che parla delle Marocchinate

ROMA – Un nuovo episodio di violenza ai danni delle donne italiane, avvenuto a Monte Caira (Cassino) nel 1944, è stato portato alla luce dall’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate. La onlus chiede l’intervento della magistratura per perseguire i colpevoli ancora in vita.

“Nella zona di Cassino non ci furono solo gesta eroiche legate alle famose battaglie – dichiara Emiliano Ciotti, presidente nazionale dell’ANVM – abbiamo accertato che le truppe coloniali francesi si macchiarono di quattro abusi e in un caso la donna, dopo essere stata violen**ta, venne arsa viva dai suoi aguzzini”.

Le prove di questa barbarie sono contenute in una lettera scritta da Giulio Pastore, deputato e segretario generale delle Acli, il 6 agosto del 1948. I ricercatori storici del sodalizio hanno rinvenuto nell’Archivio Centrale dello Stato di Roma la lettera indirizzata all’Ambasciata Francese di Roma e al ministero degli Affari Esteri italiano. Nel documento si sollecita la concessione di un indennizzo a favore della figlia di tale Carmela V. “abusata e arsa viva dalle truppe marocchine di stanza a Monte Caira (Cassino)”.

“È un documento sconvolgente – prosegue Ciotti – che attesta una violenza terribile ai danni di una donna italiana, prima abusata e poi data alle fiamme. Durante le nostre ricerche abbiamo accertato numerosi casi di abuso, soprattutto in Sicilia, Campania, Lazio e Toscana, ma questo è il caso più aberrante”.

“Credo che la magistratura debba avviare un’indagine – conclude Ciotti – gli autori potrebbero essere ancora in vita e vanno perseguiti dalla legge italiana. Serve la collaborazione delle autorità francesi, affinché aprano i loro archivi, se non agli studiosi italiani almeno alla magistratura”.

Fonte: ADNKRONOS.