“Martina Levato borderline, Boettcher sadico”. Perizia: “Capaci di intendere”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Maggio 2015 19:24 | Ultimo aggiornamento: 18 Maggio 2015 19:24
"Martina Levato borderline, Boettcher sadico". Perizia: "Capaci di intendere"

“Martina Levato borderline, Boettcher sadico”. Perizia: “Capaci di intendere”

MILANO – Alexander Boettcher e Martina Levato erano pienamente capaci di intendere e di volere nel corso dell’aggressione con l’acido ai danni del 22enne Pietro Barbini, avvenuta a Milano lo scorso dicembre. E’ quanto emerge dalla perizia depositata nel processo a carico della coppia.

Nelle conclusioni della perizia, una sessantina di pagine in tutto firmate dagli psichiatri Erica Francesca Poli e Marina Carla Verga, nominati dai giudici della nona sezione penale di Milano, viene esclusa qualsiasi forma di incapacità di intendere e di volere, anche parziale, con riferimento all’aggressione a Barbini del 28 dicembre scorso. Secondo i periti, inoltre, la coppia ha anche la capacità processuale di seguire le fasi del giudizio.

Nelle relazione, depositata al presidente del collegio Anna Introini e alle parti, vengono descritte anche le dinamiche della coppia in relazione ai progetti criminali che vengono contestati a entrambi (i pm hanno chiesto per loro e per il complice Andrea Magnani il processo immediato per altre aggressioni). Stando alla relazione, sia Alexander che Martina hanno tratti “manipolativi” ed “egocentrici” e nessuno dei due avrebbe avuto un ruolo dominante sull’altro, ma la coppia si sarebbe integrata in modo simmetrico e armonico nell’ambito dei propositi criminali. All’interno della coppia, stando ai periti, ognuno dei due avrebbe agito assecondando le proprie caratteristiche. Da una parte, c’era Boettcher con i suoi tratti di “sadismo”, ossessività e tendenza al controllo e al potere.

E lui, secondo la relazione, avrebbe avuto il ruolo di organizzatore dei programmi criminali. Dall’altra, invece, la bocconiana Levato, che ha una personalità con tratti “borderline”, avrebbe soddisfatto il suo bisogno di stare al fianco di una figura che le garantiva “riscatto” sociale, una sessualità libera e forte e un ambiente di successo. E lei, dal canto suo, secondo gli psichiatri, si sarebbe accollata il compito di agire e, quindi, di lanciare l’acido contro Barbini. I periti, invece, non si sono pronunciati sull’eventuale pericolosità sociale dei due imputati perché, avendo escluso l’incapacità di intendere e di volere, la valutazione spetta ai giudici del processo. Nella prossima udienza, fissata per il 26 maggio, la perizia verrà illustrata in aula e poi il pm Marcello Musso prenderà la parola per la requisitoria.