Martina Levato e Alexander Boettcher, la coppia dell’acido, condannati a 14 anni

di redazione Blitz
Pubblicato il 11 Giugno 2015 16:01 | Ultimo aggiornamento: 11 Giugno 2015 16:27
Martina Levato e Alexander Boettcher, la coppia dell'acido, condannati a 14 anni

Alexander Boettcher e Martina Levato

MILANO – Martina Levato e Alexander Boettcher,  la coppia diabolica imputata a Milano per lesioni gravissime per aver aggredito con l’acido, lo scorso 28 dicembre, Pietro Barbini, ex compagno di scuola di lei, sono stati condannati a 14 anni di prigione.

Un anno in meno rispetto alla richiesta del pm Marcello Musso che aveva chiesto una condanna a 15 anni. I giudici hanno escluso una delle tre aggravanti contestate, ossia quella della crudeltà. Restano le aggravanti dei motivi abietti e della premeditazione.

I giudici inoltre hanno disposto in favore della vittima, una provvisionale di anticipo sul risarcimento da quantificare in sede civile di 1 milione di euro e di 100mila per ciascuno dei due genitori.

All’udienza conclusiva Martina Levato, ormai giunta al termine della gravidanza, per la prima volta si è mostrata pentita: ha chiesto scusa a Pietro Barbini e alla sua famiglia, salvo poi sostenere che la sua vittima la perseguitava sin dai tempi del liceo, ai limiti dello stalking. L’ex studentessa bocconiana ha comunque ammesso che la sua reazione è stata ingiustificata e si è detta dispiaciuta per il dolore arrecato alla famiglia Barbini. 

In un colloquio con i periti psichiatrici in carcere Martina aveva detto:

“Io avevo avuto esperienze sessuali negative (…) non mi ritrovavo come futura mamma (…) quando ho pensato di essere madre, dovevo liberarmi da esperienze corporee negative, che non avevo condiviso, ero contaminata, adesso sento che il mio corpo si è liberato”.

Parole che sono state riportate nell’arringa finale dal suo difensore Daniele Barrelli, per spiegare, in sostanza, che alla studentessa va riconosciuto un vizio di mente, almeno parziale: “Nella concezione distorta dell’imputata – scrive l’avvocato – Pietro Barbini viene raffigurato come un soggetto che si insinua e che le rappresenta un’immagine di sé che non può più ormai convivere con la nuova prospettiva di vita che si è data”. Da qui “emerge in lei un’idea di ‘purificazione‘”, ossia di colpire con l’acido i ragazzi con cui aveva avuto rapporti. E “quell’idea di purificazione”, secondo la difesa, è “insita all’interno delle dinamiche proprie del rapporto con Boettcher”, amante e imputato con lei, “e con il suo desiderio di diventare madre”.

Il suo amante invece non ha rilasciato dichiarazioni spontanee ma ha depositato un memoriale in cui parla di un patto di purificazione stretto con la Levato: 

“Martina mi propose un patto e mi disse “io andrò in carcere per purificarmi, ma tu devi darmi un figlio”. Le ho risposto che mi sembrava una cosa giusta”.

La difesa dell’ex broker però ha sostenuto che Alexander,

“non era consapevole che la ragazza avesse lanciato dell’acido contro il suo ex compagno di scuola, perché Martina non gli aveva mai detto cosa comportasse quel suo percorso di purificazione”.

Quanto al martello col quale Boettcher avrebbe inseguito Barbini, dopo il lancio dell’acido, la difesa ha sostenuto che non era il suo. “L’aveva portato Magnani“, il presunto complice, e “Alexander inseguiva il ragazzo perché lui era arrivato dopo e non sapeva cosa fosse successo e sentiva solo Martina urlare”.