Mascherine in casa: l’ultima proposta. Distanziamento domestico si può fare?

di Alberto Francavilla
Pubblicato il 4 Aprile 2020 9:42 | Ultimo aggiornamento: 4 Aprile 2020 9:42
Mascherine e guanti in casa: l'ultima proposta. Distanziamento sociale domestico si può fare?

Mascherine in casa: l’ultima proposta. Distanziamento sociale domestico si può fare? (Foto d’archivio Ansa)

ROMA – Mascherine in casa: è una proposta fattibile? Tecnicamente il famoso distanziamento sociale dovrebbe essere rispettato anche tra le mura domestiche.

Non tutti vivono in regge super spaziose (e quindi mantenere il metro di distanza), ma soprattutto le goccioline di saliva potrebbero finite su oggetti usati da più persone.

E hai voglia a dire di lavarsi le mani spesso, non possiamo passare la vita al lavandino. Per questo il virologo Andrea Crisanti ha lanciato questa proposta: mascherine e guanti anche in casa. Più facile a dirsi che a farsi.

In realtà anche il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, aveva consigliato qualcosa di simile qualche settimana fa nella consueta conferenza stampa: “In casa sto mantenendo le distanze da mia moglie e i miei figli”, aveva confessato.

Crisanti è professore all’Università di Padova, e “ideatore” del sistema dei tamponi diffusi, che in Veneto sembra aver funzionato: “Sarà meglio usare mascherina e guanti anche in casa. E, soprattutto, limitare all’indispensabile l’utilizzo degli ambienti domestici condivisi. Mi rendo conto del sacrificio ma i risultati del nostro studio sulle probabilità di essere infettati dimostrano chiaramente l’assoluta efficacia della restrizione”.

“Le persone non si ammalano tutte nello stesso momento. Noi vediamo una progressione. In ospedale arrivano a grappoli, interi nuclei familiari. Questo significa che se non si sta attenti le nostre case possono trasformarsi in tanti piccoli focolai di contagio. Diciamo che in questo momento sono più protetti i single”.

“Ci vuole un’azione decisa. Sarebbe utile andare nelle abitazioni a fare i tamponi quantomeno a tutte le persone che hanno accusato sintomi non gravi. Controllare poi i familiari e chi è entrato in contatto con i soggetti contagiati”.

Il virologo lancia poi un’altra proposta: “Sarebbe molto utile trasferire tutti i positivi in strutture ad hoc. Naturalmente parlo delle persone che non richiedono un ricovero ospedaliero. Penso per esempio agli hotel rimasti vuoti. Di alberghi ce ne sono tantissimi e sono pure confortevoli. I malati rimarrebbero comunque in contatto con le famiglie”. (Fonte Corriere della Sera).