“Caraibi, cocaina, movida e loft a Milano: Spelta senza stipendio, come pagava?”

Pubblicato il 12 settembre 2012 8:48 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2012 9:20
Massimiliano Spelta e Carolina Paiano

(Foto Ansa)

ROMA – Viaggi tra Caraibi e Santo Domingo, discoteca e movida la sera e un loft a Milano. Come facevano Massimiliano Spelta e Carolina Paiano, uccisi nell’agguato in via Muratori, a permettersi questo stile di vita senza nemmeno uno stipendio? Il Corriere della Sera si è posto questa domanda e parla dei “giri di rum” fino all’alba della coppia uccisa in pieno centro. Si chiede poi il perché di quell’omicidio e se i 47 grammi di cocaina trovati nel loro loft indichino contatti con il mondo della droga. I killer li hanno inseguiti e freddati con colpi di pistola., hanno risparmiato solo la loro bimba di appena 1 anno e mezzo.

Il Corriere descrive la coppia:

Carolina e la sua bellezza, gli sguardi ammirati degli uomini, il vistoso ingombrante tatuaggio sul fondo della schiena, le rapide, fugaci oppure frettolose, o ancora peggio premonitrici confessioni sulla pagina Facebook («Mi sono rotta non ce la faccio più»); Massimiliano e i capelli tagliati a zero «così sono più fresco», il sigaro acceso nella mano sinistra, il portico della casa natale della corta elegante via Giuriati percorso in fretta, la bimba in braccio, adesso andiamo su dalla nonna”.

E poi parla del dolore della nonna della bambina, la signora Giuliana, che già aveva perso suo marito anni prima:

“Ho perso il marito, ma non posso aver perso mio figlio, non posso” bisbiglia con la forza d’un urlo”.

Come potevano Spelta e la Paiano permettersi quella vita, si chiede il Corriere:

“Girava cocaina, nel loft da 92 metri quadrati al civico 84 di via Mecenate, angolo chic e antologico della periferia—palazzi a vetrate e laboratori di creativi dove sorgevano gli stabilimenti degli aerei Caproni — e non c’era traccia di buste paga e di moduli per il commercialista. Cessata dallo scorso 26 gennaio la sua ditta che produceva cosmetici e integratori alimentari, Spelta non aveva occupazione. Niente Inps. Scarso era il suo conto corrente. Ma spendeva. E spendeva Carolina che ugualmente non aveva impiego. I locali. E i viaggi all’infinito a Santo Domingo”.

Il Corriere scriva poi di aver tentato di ottenere informazioni sulla coppia da Santo Domingo, dove Spelta era conosciuto come “Max”:

“È italiana, Santo Domingo. Italianissima. Non ti chiamano per nome e cognome: sei conosciuto per il nomignolo, l’abbreviativo, il soprannome. E Spelta era Max. Ospite fisso, cliente, turista. Cos’altro? Aveva traffici segreti e una vita parallela? A Santo Domingo c’è stato l’ultima settimana d’agosto. Un bilocale nell’elegante residence Colibrì, a Las Terrenas, nella baia di Samaná. Stanza numero 22. Piano terra perso nel giardino tropicale da cartolina e da favola delimitato da due piscine. Sul mare. Sulla playa de las ballenas. Era da solo Massimiliano Max Spelta. Riceveva amici, quasi tutti connazionali. Per esempio Ciccio, il Ciccio del ristorante pizzeria Claro de Luna, l’ex Elegancia. Si vedevano con frequenza. Parlavano. Ridevano. Soli. In solitaria, beata, disturbata dalla brezza del tramonto. Ora aspetta novità, Ciccio, e deve mettersi in coda. Chi ha ordinato il duplice omicidio? Quale la colpa di Carolina e Max che si erano sposati l’8 febbraio 2011 nel municipio di Las Terrenas? Quale la traccia?”