Massimo Bossetti: “La Corte mi impedisce di provare che il Dna non il mio”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 Giugno 2020 10:05 | Ultimo aggiornamento: 8 Giugno 2020 10:05
Bossetti, Ansa

Massimo Bossetti: “La Corte mi impedisce di provare che il Dna non il mio” (foto Ansa)

ROMA – “Voglio avere giustizia, ma la Corte d’assise mi impedisce di provare che il Dna sul corpo di Yara non è mio”.

Questo lo sfogo, raccolto da Libero, di Massimo Bossetti, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo, dopo tre gradi di giustizia, per l‘omicidio di Yara Gambirasio.

I legali dell’uomo contestano la decisione di negare la revisione del materiale genetico.

Dopo la decisione della Corte, “nessuno può capire davvero – scrive Bossetti – quanto sia dura sia fisicamente che psicologicamente.

Ogni ora è un giorno ed ogni giorno è una settimana e la sofferenza si abbatte giorno e notte nello status di detenuto, aggravato ancor di più da una accusa infamante quale l’omicidio di una povera bambina”.

“Resisto – scrive il muratore di Mapello a Libero – fondamentalmente per i miei cari familiari che non hanno mai smesso di credere in me, per tutte le persone che mi stanno accanto e che mi vogliono bene e soprattutto perché dimostrare la mia innocenza è diventata fonte della mia ragione di vita.

Una persona innocente deve essere disposta a tutto, anche a morire, se dovrà essere necessario farlo. La mia colpa è quella di essere innocente e il vero problema è di essere un cittadino assalito da un terribile errore giudiziario”.

“Non voglio attaccare la magistratura perché ho rispetto di questo potere dello Stato – scrive il legale – Però dico che sono rimasto basito da questo provvedimento.

Basito perché per due volte la Corte d’Assise di Bergamo ci dice di sì, che si possono fare queste attività, e poi la stessa Corte d’Assise quando gli chiediamo “come e quando fare queste attività ci risponde che è inammissibile”. (Fonte: Libero).