Massimo Bossetti, da lunedì processo. Dna, furgone, pc: tutti gli indizi contro di lui

di Redazione Blitz
Pubblicato il 26 Aprile 2015 12:28 | Ultimo aggiornamento: 26 Aprile 2015 12:28
Massimo Bossetti, da lunedì processo. Dna, furgone, pc: tutti gli indizi contro di lui

Massimo Bossetti, da lunedì processo. Dna, furgone, pc: tutti gli indizi contro di lui

BERGAMO – La partita, in Aula, si giocherà soprattutto su quel Dna. Per l’accusa è la prova madre che a uccidere Yara Gambirasio sia stato il muratore di Mapello Massimo Giuseppe Bossetti. Per la difesa, invece, è una prova da smantellare. Perché c’è la questione del dna mitocondriale, uno dei due tipi che vengono rilevati, che non risponde al profilo di Bossetti.

Domani 27 aprile è il giorno dell’udienza preliminare. Comincia, insomma, il processo a Bossetti che per l’accusa di omicidio è oramai in carcere da quasi un anno. E Bossetti, come scrive l’Eco di Bergamo, lunedì sarà in Aula e forse rilascerà dichiarazioni spontanee. Proprio qualche giorno fa sono state diffuse le immagini del suo arresto. Da quel giorno il muratore non ha mai cambiato linea nonostante gli indizi che si accumulavano contro di lui: continua a dirsi innocente e a spiegare perché è in carcere.

E anche per questo Bossetti ha rinunciato al rito abbreviato. Non punta a evitare l’ergastolo, punta all’assoluzione a mostrare, dicono i suoi legali, la sua assoluta innocenza. Contro di lui, oltre al dna, ci sono diversi indizi di vari tipi: si va dalla tracciatura del suo furgone vicino a dove è scomparsa Yara, fino alle sue ricerche su internet (tredicenni illibate rosse). Un qualdro complesso, ma fatto di indizi che hanno tutti bisogno, come architrave del Dna. Se dovesse essere smantellato questo allora resterebbe poco e niente.

Come spiega Giuliana Ubbiali per il Corriere della Sera 

Bossetti dovrà però vedersela con l’inchiesta dei grandi numeri racchiusa dal pm Letizia Ruggeri in 59 faldoni: 10 mila pagine solo su di lui, 21 mila prelievi del Dna, 14 mila test, 120 mila contatti telefonici sotto la lente. Uno sforzo investigativo senza pari. Polizia e carabinieri hanno pure ricostruito fino al 1719 l’albero genealogico dell’autista (morto) ritenuto il padre naturale di Bossetti. Hanno recuperato in Marocco un telefonino venduto dall’imputato e hanno trovato Damiana, la vera fidanzatina di un rumeno che secondo una testimone della difesa diceva di avere un’amichetta di nome Yara, a Bergamo.
L’accusa ha raccolto una mole di indizi che ritiene cementino il pilastro del Dna: quello di Bossetti è sugli slip e sui leggings della vittima, in corrispondenza di un taglio netto. La difesa sa bene che se regge questo elemento, gli altri di contorno valgono come conferma. Così, è la battaglia più impegnativa, punta a minare le basi del pilastro: «Nel Dna c’è la componente nucleare del mio assistito ma non anche quella mitocondriale. L’anomalia va spiegata a processo». Per l’accusa è già chiarita: la traccia è mista con il sangue di Yara che può avere in parte coperto il profilo del presunto killer.
Ma non sono gli unici indizi. Sempre Ubbuali:
Poi c’è il resto. Come il furgone ripreso dalle telecamere mentre gira attorno alla palestra da cui scompare Yara, dalle 18 alle 18.47, per poi rispuntare alle 19.51. È l’Iveco Daily di Bossetti, è la certezza del pm che ha mobilitato il progettista e ha fatto fotografare oltre 2.000 mezzi simili nel Nord Italia: nessuno dei conducenti era a Brembate Sopra. Il furgone si vede bene solo in due immagini e va dimostrato che sia di Bossetti, è la linea della difesa. Quei fotogrammi sono le sole tracce del carpentiere. Non si sa cosa abbia fatto il pomeriggio e la sera del giorno del delitto, se non per una fattura di materiale edile delle 14.30. E le sue spiegazioni («Sono passato dal commercialista, dal meccanico, da mio fratello e dall’edicola») sono state smentite dalle verifiche. «Chi può ricordarsi che cosa ha fatto quattro anni prima?», obietta il difensore. I binari paralleli di accusa e difesa si incroceranno a processo. Ciascuna parte spiegherà la portata anche degli altri indizi: le fibre sui leggings e sul giubbotto di Yara identiche anche nei quattro colori a quelle dei sedili del furgone di Bossetti, la telefonata dell’imputato alla madre Ester Arzuffi quando la 13enne fu ritrovata senza vita nel campo di Chignolo d’Isola e quell’acquisto di un metro cubo di sabbia, proprio a Chignolo, il 9 dicembre, a tredici giorni dalla scomparsa della bambina.